NON MANGIO, DUNQUE NON SONO


Editoriale del 30 maggio 2018

Le streghe sono contrarie alla medicalizzazione delle passioni. Gli slanci che mossero i romantici e i santi, oggi avrebbero un nome nei libri di medicina. L’anoressia, di rado è una malattia. È una delle grandi utopie umane, come il volo. Ignorare il corpo, superarlo- diventare anima. Un tempo i giovani ribelli scrivevano versi, cospiravano, scappavano di casa. Oggi che tutto accade in rete, l’anoressico è un eroe della passività. Niente entra nel corpo. Non voglio essere al mondo. Non mangio, dunque non sono. E non siete neppure voi. Io vi rinnego. L’anoressia è un chiamarsi fuori totale, è romitaggio. Astinenza come opposizione mistica a un’educazione materialistica. Derisione del corpo, della carriera, rifiuto di partecipare al grande arraffa arraffa. L’anoressico è dalla parte del suo male, ne è innamorato. Vizio travolgente, sprezzante piacere. L’estasi del vomito, col quale si butta fuori tutto, si sputa sul piatto del mondo, sul benessere immaginario, oggi che c’è ogni bene, ma come a teatro i cibi sono di cartone.

Barbara Alberti
(Strega di Aristan)

L’anoressia è un chiamarsi fuori totale, è romitaggio. Astinenza come opposizione mistica a un’educazione materialistica. (da NON MANGIO, DUNQUE NON SONO, editoriale di Barbara Alberti)

da Briciole film per la Tv del 2007

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