MARADONA A OCCHIO NUDO


Editoriale del 1° dicembre 2020

Chi parteggia per l’apollineo, non ne potrà più delle celebrazioni per Diego Armando Maradona, il personaggio più dionisiaco del nostro tempo. Mattia Feltri ha scritto sulla Stampa di essersi sempre sentito in sintonia con il Milan di Sacchi, fatto di equilibrio, razionalità e strategia, ma ogni volta che vedeva Maradona “danzare” con la palla, tutto il suo razionalismo veniva travolto dal “trascendente” del genio. Più banalmente, Antonio Cabrini ha detto che Maradona sarebbe ancora vivo se avesse giocato nella Juventus. Come dire che la Signora del calcio non gli avrebbe permesso lo svacco napoletano. Invece, in quel giochino scemo che si faceva da ragazzi, se Maradona fosse una città sarebbe Napoli e se Napoli fosse una persona sarebbe Maradona. Basta leggere “Napoli a occhio nudo”, un reportage che Renato Fucini scrisse nel 1877, esplorando con penna schietta e priva di pregiudizi il mondo della plebe partenopea. Mescolando con mirabile equilibrio una tensione etica, animata da vigoroso spirito di denuncia sociale, e un’ironia insieme distaccata e affettuosa, Fucini sembra parlare di Maradona con 150 anni di anticipo quando racconta l’”impasto bizzarro di bellissimo e di orrendo, di eccellente e di pessimo, di gradevole e di nauseante” prodotto da quell’”agitata marea di carne umana” carica di frastuono e di contraddizioni. Registrando lo “spettacoloso disordine” descrive la miseria e la vitalità di un mondo insieme affascinante e repellente, e definisce “anguilliforme” la natura di un popolo sorprendente nel bene e nel male. La tastiera del reporter tocca tutti i toni, dall’accorato al grottesco, per restituire la complessa coreografia dei vicoli e dei fondaci, insieme allegra e disperata, che provoca una vertigine “dove i sensi non bastano alla faticosa opra”. Se Fucini avesse fatto un’inchiesta sulla Juventus o sul Milan, non sarebbe venuto fuori un libro così bello. E il bello, come scrive Rilke, non è che il tremendo al suo inizio.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Registrando lo ‘spettacoloso disordine’ descrive la miseria e la vitalità di un mondo insieme affascinante e repellente, e definisce ‘anguilliforme’ la natura di un popolo sorprendente nel bene e nel male.”
Da MARADONA A OCCHIO NUDO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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