MARE NOSTRUM, INTESO COME SPIAGGIA


Editoriale del 17 luglio 2020

 

Stiamo diventando troppi sulla Terra, per colpa altrui, perché noi evitiamo di fare bambini, anche se tentare ci piace sempre.

Abbiamo ristretto gli spazi anche agli animali, e a questo siamo rassegnati, un video della foca monaca lo conserviamo, però riusciamo a minacciare anche le balene che hanno grandi spazi a disposizione. I giapponesi le cacciano per motivi di studio, cioè per farsi uno snack nelle pause di studio. Lo ripeto, se ne fregano loro e io dovei preoccuparmi dello stile.

L’erosione è lenta, come un pagamento a rate, e ci abituiamo, facendo il tifo per quelli che vengono minacciati dalle baleniere. Spero che la femmina dell’ultima coppia di orso bruno, possa avere dei cuccioli.

Siamo capaci di farci del male da soli, a spese del nostro prossimo, convinti che sia sempre “l’altro”. Parto dal piccolo per spiegare il grande. La Sardegna è poco popolata. Non è come la costiera amalfitana dove i paesi si susseguono senza soluzione di continuità. Eppure quando si va costruire, sto parlando di edilizia, va spesso, perché spesso così è andata a finire, che costruiscono dove dovrebbero, ma anche potrebbero farne a meno. Da giovane vedevo case costruite sulla spiaggia, e pensavo che il “Mare nostrum” dei latini, diventava mare eorum.

Spiegazione: erano state fatte in altri tempi, quando si usava meno andare al mare, pochi avevano una macchina per andare a fare una gita fuori porta. Fra quaranta anni qualcuno parlerà dei nostri come “altri tempi” e altre ignavie.

Abbiamo tanto di quel territorio che non abbiamo bisogno di costruire in riva al mare o nei pressi di siti archeologici.

Demolire non è così facile come ebbe a dirmi uno che si era fatto una casa abusiva. “Non hai paura che te la buttino giù?”, ”No, perché tutte le case vicine sono abusive. Da quale iniziano?”.

Basterebbe impedire la costruzione al suo primo insorgere. Non è bello riciclare un regalo. La natura ci ha regalato cose che noi regaliamo a nostra volta, soltanto che in questo sanciamo una privazione, anche se la battigia è di tutti. Ma un tempo era molto più estesa. L’erosione umana.

 

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

 

Demolire non è così facile come ebbe a dirmi uno che si era fatto una casa abusiva. “Non hai paura che te la buttino giù?”, ”No, perché tutte le case vicine sono abusive. Da quale iniziano?” (da MARE NOSTRUM, INTESO COME SPIAGGIA – Editoriale di Nino Nonnis)

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