MEDELLIN, LA FAGOCITAZIONE DEL MALE


Editoriale del 9 gennaio 2020

“Perdonare non cambia la realtà, ma può cambiare il futuro”. Frasi come questa si possono leggere nel Museo Casa de la Memoria a Medellin (Colombia) e spiegano la filosofia che ne ha portato alla creazione. Nel museo, costruito nel 2006, si raccontano decenni di violenza prodotta dai trafficanti di droga, dei quali Pablo Escobar fu il capo assoluto, e dai gruppi paramilitari. Medellin è una città di oltre quattro milioni di abitanti, la seconda del paese, case e palazzi a perdita d’occhio in una valle andina e sui fianchi delle montagne che la circondano. Il clima è ridente (“la citta dell’eterna primavera”), salsa e rumba non smettono mai di suonare, le opere di Botero, nato qua, sono dovunque. Un tassista, passando attraverso un nuovissimo tunnel di oltre 8 chilometri di lunghezza che dall’aeroporto conduce in città, mi racconta che il flusso di turisti, soprattutto americani, che vengono a cercare donne e cocaina cresce esponenzialmente. Ma è l’intero paese, dopo l’accordo con i guerriglieri delle FARC nel 2016, a essere cresciuto. Nel “barrio” La Comuna 13, che fu l’inaccessibile quartier generale di Pablo Escobar e uno dei posti più pericolosi al mondo, ora una scala mobile di quasi 700 metri, divisa in sei fiammanti rampe, pubbliche e gratuite attraversa tutto il quartiere arrampicandosi sulla montagna. Una soluzione che è diventata un modello mondiale di sviluppo urbano. Negli angoli che fiancheggiano le scale mobili si possono incontrare banchetti che vendono immagini e ricordi di Pablo Escobar, tra panama e buste di caffè. Oggi le strade de La Comuna 13 sono piene di turisti. Non si capisce bene quanti di loro si accontentino di ammirare graffiti e panorama, ma di sicuro potrebbero sconfiggere il male: fagocitandolo.

 

Marco Schintu

(Ufficio pesi e misure di Aristan)

 

Negli angoli che fiancheggiano le scale mobili si possono incontrare banchetti che vendono immagini e ricordi di Pablo Escobar, tra panama e buste di caffè. (da MEDELLIN, LA FAGOCITAZIONE DEL MALE – Marco Schintu)

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