MEDITATE GENTE, MEDITATE


Editoriale del 18 novembre 2020

Al virus ci si oppone curando anche la mente, oltre che il corpo. La pandemia ci costringe a fermarci, a vivere in solitudine, a rinunciare ai ritmi e ai riti della nostra tradizionale quotidianità, a uscire, parzialmente o totalmente, da quelle corse e rincorse affannose che scandivano le nostre giornate. Per riempire questi vuoti senza rischiare contraccolpi psicologici devastanti occorre saper sostituire ai processi veloci ai quali eravamo ormai assuefatti le cadenze lente della meditazione e della riflessione. Il pensiero orientale è un’ottima palestra per acquisire e imparare a padroneggiare queste pratiche. Tra esse spicca lo Zen, traduzione del termine sanscrito “Dhyana”, il cui significato letterale è “visione”, ma che viene spesso tradotto anche con “meditazione”, intesa come “stato di perfetta equanimità e consapevolezza”. È una forma mentale, uno stato dello spirito, un’attitudine che punta a valorizzare l’attimo presente, un invito a vivere ogni istante della nostra quotidianità, anche il più banale, con piena e autentica consapevolezza, uno stimolo a rinunciare alle nostre certezze e all’apparente senso di sicurezza che ne deriva per sfidare i nostri schemi mentali e metterci in discussione come esseri umani. Per dare un esempio dei risultati ai quali si può giungere percorrendo queste vie possiamo utilmente riferirci a questa profonda riflessione del Dalai Lama: «Quello che mi sorprende degli uomini è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto». Troviamo qualcosa di analogo a questo stile di pensiero anche nella cultura occidentale, ma dobbiamo risalire a tempi lontani: alla bellissima (e sempre attuale) massima attribuita da Svetonio all’imperatore Augusto, cui certo non si possono rimproverare l’inerzia e la rinuncia ad agire: in greco antico spéude bradéos, che in latino suona “festina lente”, affrettati lentamente, splendida sintesi di due concetti solo apparentemente antitetici. Una potente sollecitazione a saper abbinare velocità e lentezza. «Meditate gente, meditate», come ci suggeriva di fare in tempi non sospetti il grande Renzo Arbore.

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

“Per riempire questi vuoti senza rischiare contraccolpi psicologici devastanti occorre saper sostituire ai processi veloci ai quali eravamo ormai assuefatti le cadenze lente della meditazione e della riflessione.”
Da MEDITATE GENTE, MEDITATE – Editoriale di Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

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