MEMORIA E FAKE NEWS


Editoriale del 16 maggio 2019

Folle di studiosi si affannano per cercare di capire come nascono e fioriscono le fake news, posto che oltre il 60 per cento delle persone, nel mondo, attinge le sue informazioni dai social network. La disinformazione avanza e la mistificazione delle notizie è pane per il successo di molti politici, di qualsiasi fede; contando poi sulla labilità della memoria, possono affermare il contrario di quello che avevano appena detto senza che nessuno si stupisca. Gli psicologi sono d’accordo su un punto: i ricordi sono condivisi tra i gruppi in modo nuovo attraverso siti come Facebook e Instagram, e il confine tra ricordi individuali e collettivi si fa sempre più confuso. La distorsione dei primi influisce in modo inquietante sulle memorie collettive che costituiscono la base della storia. Si sono ad esempio creati vuoti nella memoria collettiva difficilmente spiegabili. Per esempio del ventesimo secolo si ricordano facilmente le due guerre mondiali, ma non la pandemia di influenza spagnola, che tra il 1918 e il 1920 fece probabilmente più morti di entrambe. Peraltro anche i miei nonni, nati alla fine dell’Ottocento e morti negli anni ’70 del secolo scorso, non me ne parlarono mai e se fossero ancora vivi, ne sono sicuro, continuerebbero a raccontarmi aspetti secondari se non irrilevanti della loro esistenza: fake news familiari. Non so se sia una mia percezione: sembra che nessuno sia più sicuro di niente, spariscono i testimoni. Se gli scienziati non hanno nessun credito e tantomeno gli storici, meglio affidarsi ai ricordi più o meno lucidi di un ultracentenario. Esponiamo come delle reliquie partigiani o superstiti dell’Olocausto. Ho un triste presentimento: che tra non molto occorrerà che qualche vegliardo ci garantisca che la Terra è rotonda.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

La disinformazione avanza e la mistificazione delle notizie è pane per il successo di molti politici, di qualsiasi fede; contando poi sulla labilità della memoria, possono affermare il contrario di quello che avevano appena detto senza che nessuno si stupisca (da MEMORIA E FAKE NEWS, editoriale di Marco Schintu)

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