MERITOCRAZIA


Editoriale del 15 novembre 2017

Huineng era un taglialegna povero. Per pietà era stato assunto dai monaci come sguattero nelle cucine del primo monastero Zen: pestava il riso con una grossa mazza.
Il gran maestro stava per morire e aveva un discepolo prediletto, il migliore, una vita passata ad ascoltare i precetti della scuola.
Il maestro chiese al discepolo di scrivere sul suo letto di morte una breve poesia devozionale, uno haiku. Quello obbedì:
“Il corpo è l’albero del risveglio
L’anima uno specchio liscio
Pulitelo e strofinatelo senza sosta
Affinchè non prenda polvere”
Il giorno dopo vicino alla poesia del discepolo apparve quest’altra:
“Il risveglio non richiede nessun albero
Lo specchio non ha nessun supporto materiale
Fondamentalmente nessuna cosa esiste
E dunque dove mai dovrebbe esserci polvere?”
Fu cercato l’autore di quello sfregio. Tutti indicarono il colpevole nel taglialegna Huineng, addetto alla pestatura del riso, convinti che l’offesa sarebbe costata cara al vile capro espiatorio.
Sogghignando, Huineng si prese la colpa.
Il maestro morente invece riconobbe i segni della vera Illuminazione nelle parole sfrontate del plebeo, perchè l’Illuminazione è violenza.
Huineng scavalcò il discepolo e divenne il sesto patriarca della scuola Zen, o piuttosto Chan, di Cina.

Gianluigi Sassu (Asiatista di Aristan)

Fu cercato l’autore di quello sfregio. Tutti indicarono il colpevole nel taglialegna Huineng, addetto alla pestatura del riso (da MERITOCRAZIA, editoriale di Gianluigi Sassu)

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