METROBANCO E METROBOCCA


Editoriale del 15 luglio 2020

Quel gran genio del Collodi ha partorito un’idea strepitosa, che tutto il mondo ci invidia ancora: un barattino che si muove, si agita, disubbidisce, uccide i grilli parlanti, insomma ne fa di cotte e di crude. La sregolatezza di burocrati e tecnici al servizio del Ministero della Pubblica Istruzione ha avuto un’idea così geniale che nessuno, al di fuori dei palazzi del potere, si sogna di prendere sul serio: il metrobanco. In parole povere si tratta di mettere i banchi delle aule di tutte le scuole, di ogni ordine e grado (materne e primarie comprese) alla distanza di sicurezza di un metro. I banchi sono di legno, come il burattino di Collodi, ma contrariamente a quest’ultimo non si muovono: sono disciplinatamente immobili, per la gioia dei burocrati e tecnici suddetti. Il guaio però è che sono fatti per ospitare bambini in carne e ossa, che hanno invece il difetto di non sapere stare fermi: oltretutto si attirano reciprocamente, come fanno le calamite con la limatura di ferro, e solo imbalsamandoli si potrebbe indurli a mantenere la distanza di sicurezza, senza abbracciarsi, toccarsi, magari anche picchiarsi come abbiamo fatto tutti da piccoli. Così è saltato il riferimento alla distanza tra i banchi e si è pensato di assumere come parametro d’ordine e di distanza, udite, udite, le “rime buccali degli alunni” (non è un o scherzo, controllare per credere, è scritto nelle Linee guida per il rientro a settembre a scuola). Ad usum delphini di spiega che la rima buccale (rima oris) è la parte della bocca che comunica con il mondo esterno ovvero “l’apertura delimitata dalle labbra (labia oris) a forma di fessura trasversale tra le due guance (buccae)”. 

Già, cambia l’unità di misura della distanza ma non si risolve il problema del movimento dei bambini, e magari la loro precoce tendenza a baciarsi. Che fare allora? Suggerisco una soluzione pragmatica: il nostro Governo è diventato maestro nell’approvare provvedimenti di qualunque genere “salvo intese”. Faccia così anche in questo caso: approvi il distanziamento basato sulle rime buccali “salvo intese”. Con i bambini, naturalmente. Ne vedremmo delle belle!

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

 

Già, cambia l’unità di misura della distanza ma non si risolve il problema del movimento dei bambini, e magari la loro precoce tendenza a baciarsi. Che fare allora? (da METROBANCO E METROBOCCA Editoriale di Silvano Tagliagambe)

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