MI SCAPPA LA PIPÌ


Editoriale del 28 luglio 2021

L’ultima crociata femminista è quella per le pari opportunità di minzione. Da circa dieci anni movimenti come il POTTY PARITY (parità di tazza) negli USA, il RIGHT TO PEE (diritto di far pipì) in India, o campagne social come l’olandese #ZEIKWIJVEN (le ragazze che fanno pipì) protestano contro una politica sessista che, nella gestione dei bagni pubblici, privilegia il sesso maschile (in realtà il movimento RIGHT TO PEE porta avanti una battaglia sociale di più ampio respiro, tesa a riscattare da una condizione inumana le donne indiane delle caste più umili che sono interdette dall’accesso ai bagni dei grandi negozi o dei ristoranti, in città come Mumbai dove i bagni pubblici per donne non esistono). Nonostante tutte le libertà conquistate dalle donne negli ultimi cento e passa anni l’URINEQUITY sopravvive come retaggio di quel URINARY LASH (guinzaglio urinario) di matrice vittoriana che serviva a limitare la libertà di movimento delle donne negando loro la possibilità di far pipì fuori casa (i termini inglesi rivelano il particolare coinvolgimento dei paesi anglofoni nella campagna per la parità dei diritti di accesso alla toilette, probabilmente per via della lunga tradizione di impegno nella lotta per l’emancipazione femminile; il movimento delle suffragette docet). E così leggiamo del disagio e, in alcuni casi della rabbia, delle donne intrappolate in lunghe file davanti ai bagni dei musei, teatri e aeroporti, mentre nessuna fila si forma davanti all’ingresso dei bagni per uomini; e scopriamo che, secondo i risultati di uno studio condotto dall’università belga di Gand, le file davanti alle toilettes per signore sono dovute solo parzialmente al 2% di tempo in più impiegato dalle donne per fare pipì; ad allungare in modo sensibile i tempi d’attesa con la conseguente formazione delle lunghe code è invece il numero dei sanitari installati nei bagni delle donne: il 30% in meno rispetto a quelli presenti nei bagni riservati agli uomini. Tutto questo può sembrare grottesco ma, una volta metabolizzati i nomi ridicoli dei vari movimenti, al senso del grottesco si sostituisce quello dell’assurdo, e al senso dell’assurdo si sovrappone la rabbia all’idea di aver fatto e di dover fare lunghe, umilianti, talvolta angoscianti file davanti a una bagno a causa delle decisioni di progettisti o di committenti incapaci. Non voglio entrare nel merito delle motivazioni profonde della scelta di mettere meno sanitari nelle toilettes per signore (sessismo? idiozia?) ma non ho dubbi a definire perversa e scellerata la soluzione proposta per risolvere il problema delle file: solo bagni unisex. È la volta che fondo il movimento POTTY PARITY IN SEPARATE SPACES. Sennò mi toccherà rassegnarmi e perfezionare la tecnica in cui noi donne siamo state costrette a diventare esperte: HOLD IT BACK (trattenerla).

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“Mi toccherà rassegnarmi e perfezionare la tecnica in cui noi donne siamo state costrette a diventare esperte: HOLD IT BACK (trattenerla).”
Da MI SCAPPA LA PIPÌ – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA