MI VERGOGNO!


Editoriale del 26 giugno 2019

“Non si è perduto niente quando ci resta l’onore” – Voltaire

“Platini mi confidò di avere avuto un colloquio all’Eliseo con Nicolas Sarkozy, nove giorni prima del voto per l’assegnazione del mondiale 2022 e che lui e i suoi amici avrebbero potuto votare per il Qatar a causa degli interessi economici nazionali. Gli domandai se Sarkozy lo avesse, su questo, costretto. Ma mi rispose di no. Fu così che i quattro voti portati da Michel andarono alla candidatura del Qatar, e gli Stati Uniti furono battuti”. Ha quasi del comico, nonostante l’evidente senso di tragedia, questa dichiarazione rilasciata da Sepp Blatter ai media francesi, subito dopo il fermo per corruzione di Michel Platini.Ma l’ex dirigente calcistico svizzero finge di dimenticare come la questione “mondiali 2022” era solo l’ultima delle tante ombre che hanno agitato la sua carriera.
Il calcio, e sto per dire una ovvietà, è una fucina di interessi di cui non si riescono a tratteggiare né gli orizzonti, né i confini. Molti grandi calciatori, terminata la carriera, vengono cooptati in varie istituzioni calcistiche o club di primaria importanza, e sarebbe ingenuo pensare siano al di fuori dalle lotte di potere o di interessi. Franz Beckenbauer, per esempio, è dal 2010 ambasciatore dell’Associazione dei Produttori Russi di Gas e testimonial di “Football for Friendship”, un torneo giovanile organizzato da “Gazrrom”. Gazprom è il tentacolo principale attraverso cui il Cremlino sta cercando di mettere le mani sul calcio europeo e mondiale. L’ex grande difensore tedesco è stato uno dei membri votanti della Fifa per l’assegnazione dei mondiali di calcio 2018. Svoltisi poi in Russia (e al diavolo il conflitto d’interesse). Sono spesso impacciati nel difendersi questi ex dei campi da gioco, che anche una volta smessi i panni di protagonisti sul campo, non smettono di rinunciare alle lusinghe e ai soldi proposti in perpetuo sotto altre vesti. Ciò che lascia sgomenti, ma questi sono i tempi dove lo stupore dei grandi sogni ha ceduto il passo allo stupore della mediocrità conclamata ben retribuita, è che raramente si assiste a parabole ascendenti nelle vicende dopo carriera di questi grandi ex. Ad accomunarli, spesso, è la parabola che discende tranquillamente verso inferni vari, dimentichi dell’unica cosa che per loro dovrebbe davvero contare: l’amore per uno sport che li ha resi ricchi, famosi e immortali. Sarebbe stato bello sentire Michel Platini, in un nobile tentativo di fare ammenda dei suoi comportamenti a dir poco non molto etici, pronunciare le seguenti parole: “mi vergogno di aver venduto il mio sport per interessi politici ed economici. Sono imbarazzato per aver disonorato la mia carriera di sportivo di alto livello con ombre che non potranno mai essere cancellate. Ma, soprattutto, sono davvero costernato per aver offeso la memoria di tutti quei lavoratori migranti che hanno lasciato la vita durante la costruzione degli stadi per i mondiali del Qatar. Pensate che il calcio ci è stato donato in prestito: per amarlo, preservarlo e consegnarlo integro a chi verrà dopo di noi”. Sì, sarebbero state belle parole del genere. A quegli operai sacrificati del loro bene più prezioso, vorrei dedicare una riflessione del mitico Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli ad una salita”. Michel Platini le salite le ha viste sempre dal punto della discesa, ecco perché non ha capito il senso della fortuna del talento donategli gratuitamente da Dio. Ecco perché non accenna nessun mea culpa. Ecco perché ritiene di essere un perseguitato. Ecco perché è imperdonabile.

Anthony Weatherill (ha collaborato Carmelo Pennisi)

“Sarebbe stato bello sentire Michel Platini, in un nobile tentativo di fare ammenda dei suoi comportamenti a dir poco non molto etici, pronunciare le seguenti parole: “mi vergogno di aver venduto il mio sport per interessi politici ed economici. Sono imbarazzato per aver disonorato la mia carriera di sportivo di alto livello con ombre che non potranno mai essere cancellate.” Da MI VERGOGNO! – Editoriale di Anthony Weatherill, ha collaborato Carmelo Pennisi

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