MIA NONNA IN VASETTO


Editoriale del 19 agosto 2021

Il ricordo di mia nonna Maria si fa sempre più sfumato, ormai non va oltre una passata di pomodoro, una marmellata, i fornelli di una cucina in disordine. Fu da lì che la nonna provò inutilmente a insegnarmi a volare: il tempo non esiste, non avere fretta. Il giorno che morì- io facevo il servizio militare – la salsa di pomodoro che aveva messo sul fuoco quando ero bambino non era ancora scura e densa come l’avrebbe voluta. Qualche traccia deve averla pur lasciata, ho pensato. Così, rovistando in una cantina, ho trovato una collezione di marmellate. Senza data di preparazione, destinate evidentemente all’eternità. “More”, “Arance amare”, “Albicocche della pianta storta”, “Fichi spaccati”. La marmellata era ammuffita, tracce di mia nonna però le ho ritrovate in ognuno di quei vasetti, credo anche di sapere come ci sia finita dentro: ha perso capelli, si è desquamata, ha starnutito, ha versato sudore e lacrime, direi anche sangue se non sembrasse retorico. Si alzava all’alba per lavorare in campagna la poveretta. Ho risigillato quei vasetti, ho solo cambiato le etichette. In tutte ho scritto “Nonna Maria”.

Marco Schintu (Ufficio pesi e misure)

“Fu da lì che la nonna provò inutilmente a insegnarmi a volare: il tempo non esiste, non avere fretta.”
Da MIA NONNA IN VASETTO – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio pesi e misure)

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