MICHEL PLATINI È INNOCENTE?


Editoriale del 27 novembre 2019

 

“Per noi francesi non è per come voi italiani. La cultura è più importante del calcio”. Una dichiarazione così, dettata con la solita spocchia antropologica francofona verso l’Italia e condita da un risolino da presa per i fondelli, poteva anche essere creduta da una persona appena sbarcata da Marte e approcciatasi, come primo sguardo sulla terra, alla televisione italiana per visionare l’intervista a Michel Platini, indimenticato giocatore della Juventus e della nazionale francese. Ma non essendo un viaggiatore proveniente dallo spazio, ammetto di non essere riuscito a trattenere una risata ironica, e anche un po’ amara. Considerando che l’Armèe napoleonica depredò l’Italia di opere d’arte di ogni genere, alla stessa stregua del più cinico dei tombaroli. Depredò cultura, cioè quello che l’Italia possedeva e possiede in gran quantità.  È  davvero inspiegabile il mistero che regola i rapporti tra i francesi e la elite italiana, sempre pronta a prodigarsi in soccorso del “cugino” francese che ha appena tirato un calcio sui denti alla rispettabilità e alla onorabilità del BelPaese. Non è un mistero come Fabio Fazio ami stare in costante genuflessione servile verso chi, ospite della sua trasmissione “Che Tempo Che Fa”, è generalmente protetto dal profumo del potere dei salotti buoni nel mondo, ma con Michel Platini si è davvero superato. Da vera copia mal rifatta del “Miles Gloriosus” plautiano, Fazio ha promesso subito all’ospite, venuto a presentare un libro autobiografico in uscita, insidiosissime domande sul caso riguardante la sua squalifica dal mondo del calcio in relazione al “Qatar Gate” (chiamiamolo così per comodità di sintesi). “Perché non ha festeggiato dopo essere stato scagionato completamente (il sottinteso dell’espressione facciale di Fazio era “finalmente”) dalla giustizia ordinaria svizzera dalle accuse di corruzione?”, domanda veramente insidiosa, questa, venuta dopo quindici minuti di racconto più che agiografico della vita e carriera sportiva di Michel Platini, seguita da una considerazione dal conduttore ligure, un vero capolavoro a metà tra genuflessione e palla alzata per una facile schiacciata. E l’ex calciatore juventino, sfoderando un sorriso tra i più tendenziosi mai visti e grato al destino di aver trovato l’ennesimo aiuto italico, ha risposto leggiadro che sì, “la giustizia svizzera è davvero lenta”. Ma cosa ha combinato Michel Platini per essere stato squalificato dalla Fifa  ed essere inquisito dalla magistratura elvetica? In realtà, il nostro “Le Roi” occasioni per pensar male ne ha data qualcuna. Ci sono momenti storici in cui i privilegiati dalla vita e i potenti, categoria alla quale Platini appartiene di buon diritto, perdono ogni freno inibitorio, e pensano di poterla fare franca rispetto a dei palesi conflitti di interesse. Potrei provare a spiegare a Laurent Platini, di professione avvocato e figlio dell’ex campione transalpino, come nel 2011 farsi assumere dalla “Qatar Spotrs Investiments” avrebbe dovuto essere la sua ultima opzione da cogliere nella vita, ma temo sarebbe tempo sprecato. Ma andiamo per un attimo ai momenti precedenti all’assegnazione di questi controversi mondiali, esattamente a dieci giorni prima di quella fatidica data. Il 23 novembre 2010 si svolge all’Eliseo, in quel momento residenza pro tempore di Sarkozy, una cena talmente segreta che trapelerà solo due anni più tardi dalle pagine di “France Football”. Al desco di quella cena erano presenti, oltre al padrone di casa Sarkozy, Tamim Bin Hamad Al Thani, che due anni più tardi sarebbe diventato l’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad Bin Jassim, all’epoca primo ministro e ministro degli esteri dell’Emirato e Michel Platini. Le Roi ha sempre sostenuto di essere andato a quell’appuntamento all’Eliseo senza sapere chi vi avrebbe trovato, ma riesce difficile da credere che il Presidente della Repubblica Francese, a pochi giorni da un voto fondamentale per il calcio mondiale, abbia potuto far accorrere al palazzo presidenziale uno dei più potenti dirigenti calcistici dell’epoca, e uno degli uomini più prestigiosi di Francia, senza avergli fatto preventivamente sapere quale sarebbero stati i convitati. Nessuno ha mai saputo l’oggetto di quell’incontro ma nei mesi successivi avvennero davvero delle cose sorprendenti. Il mondiale di calcio 2022 fu assegnato ad una nazione grande quanto l’Abruzzo e con nessuna tradizione calcistica, la Qatar Sports Investiments comprò per 70 milioni di euro il Paris Saint Germain, la rete qatariota Al Jazeera acquistò i diritti della Ligue 1. Assumere Laurent Platini alla Qatar Sports Investiments, si può considerare un cadeau fatto a colui che, secondo tutti i media mondiali, si stava apprestando a succedere a Sepp Blatter al vertice della Fifa. “Troppe coincidenze”, ebbe modo di osservare qualcuno, specie gli americani, ai quali era stato letteralmente scippato un mondiale 2022 promessogli a più riprese dai vertici della Fifa. Persino il solitamente compassato Barack Obama ebbe a dichiarare: “i mondiali al Qatar sono una decisione sbagliata”. Ma quando girano troppi soldi, e nel calcio ne girano davvero tanti, parlare di “sbaglio” appare davvero un eufemismo. Platini  giunto a quella cena e resosi conto dei commensali, forse avrebbe dovuto immediatamente accomiatarsi in quanto dirigente super partes del calcio mondiale. Ma Platini si sedette e consumò la sua serata in nome degli interessi strategici che la Republique aveva e ha in Medio Oriente. Interessi che riguardano approvvigionamento di gas, flussi di denaro messi a disposizione dal ricchissimo fondo sovrano qatarino all’economia transalpina, movimenti geopolitici a rafforzare l’influenza francese nel mondo arabo. Diventare azionisti di riferimento del Gruppo Lagardere, colosso francese dei media e dell’industria dell’aeronautica rivolta al settore della Difesa, fu il capolavoro della famiglia Al Thani. Ora erano proprio nel cuore della Francia che conta. Ora erano nel cuore dell’Europa e la stavano finanziando (corrompendo?). Michel Platini, con tutta probabilità, a quella cena dovette obbedire agl’interessi supremi del suo Paese. Quell’atto di obbedienza lo pose contro Visa, Coca-Cola e McDonalds, principali e potenti sponsor made in Usa di Fifa e Uefa. Quello che sappiamo è che gli Stati Uniti, attraverso varie istituzioni (tra cui l’Fbi), hanno indagato a tappeto sulla vicenda assegnazione mondiali. A più riprese hanno fatto capire chiaramente come abbiano scoperto un sistema di corruzione nel calcio mondiale ed europeo da far rabbrividire anche il più cinico dei relativisti. È la reazione di un Paese indispettito per essersi visto scippare l’organizzazione di un mondiale? Ai posteri l’ardua sentenza. “Voglio un’altra avventura, voglio tornare nel calcio”, sono state le ultime parole di Le Roi all’intervista a Fazio. Non una parola di pentimento, non un’ammissione di qualche errore. Sarà la troppa cultura della Francia ad averglielo impedito (“noi francesi siamo spettatori, voi italiani siete tifosi”), quella cultura che lo ha reso smemorato rispetto la spoliazione di cultura e diritti fatta dalla Francia in modalità perennemente coloniale ai Paesi persino teoricamente amici. Legalizzando il tutto con trattati tipo “Franco CFA”, la moneta coloniale con cui tiene sotto scacco mezza Africa. Sottigliezze formali tipici di chi ha cultura. Non come gli italiani: rozzi, con il primato del calcio nella loro testa, tifosi. Platini dixit. E lasciatemelo proprio dire: non è stato un bel “dixit”. Mentre Emmanuel Macron intima Le Roi “a riprendere il proprio posto nel calcio”, da Marte ancora attendono le domande insidiose di Fabio Fazio. I marziani… non sanno proprio vivere. 

 

Anthony Weatherill (ha collaborato Carmelo Pennisi)

 

https://youtu.be/jASymeUMuEc

Ma cosa ha combinato Michel Platini per essere stato squalificato dalla Fifa  ed essere inquisito dalla magistratura elvetica? In realtà, il nostro “Le Roi” occasioni per pensar male ne ha data qualcuna (da MICHEL PLATINI È INNOCENTE? – Editoriale di Anthony Weatherill (ha collaborato Carmelo Pennisi)

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