MIO FRATELLINO


Editoriale del 1 maggio 2015

 

Ho tanti fratelli che non ricordo il loro numero esatto. Ciò è dovuto al fatto che mio padre ha vissuto a lungo ed ha avuto numerose mogli (per l’esattezza cinque). Si è sempre risposato dopo essere rimasto vedovo ed ogni moglie gli ha dato molti figli. Quello al quale sono più affezionato è l’ultimo, Giacomo.
Nacque alcuni anni prima che mio padre morisse, dalla quinta moglie, una splendida ventenne. Ricordo bene il giorno in cui fu partorito perché ero presente: attendevo nel tinello, insieme ai miei tanti fratelli e al fisarmonicista Lorgu, che venisse al mondo; c’era anche mio padre. Come già sapete, lui si era rimpicciolito tantissimo per l’età vetusta, era cieco e parlava pianissimo, era quasi afono; non era tanto lucido e il giorno, pur cosciente di essere in attesa di un evento importante, pensava che si trattasse della sua Prima Comunione. Si era vestito infatti con un abito elegante, grigio perla, coi calzoni corti; teneva in mano un grosso cero e ogni tanto recitava un atto di dolore.
Poco dopo l’atteso vagito, la levatrice uscì dalla camera della puerpera con il neonato in braccio per presentarlo ai parenti in attesa. Prima si complimentò con me: “Ha visto, nonno, che bel nipotino?” Io avevo quasi sessant’anni, compresi la gaffe e sorrisi. Poi si avvicinò a mio padre, che in quel momento era in ginocchio e bisbigliava il mea culpa battendosi il petto e: “Ti piace il nuovo fratellino?” Era sordastra e, dato il bassissimo tono di voce di mio padre, non sentì la risposta: ”Amen”.

Pietro Serra
(Capitano medico, ambasciatore di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Ultimo tango a Parigi (1972) diretto da Bernardo Bertolucci, con Marlon Brando e Maria Schneider

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