MISTER HAPPY


Editoriale del 10 Agosto 2013

19 settimane e mezzo (di riabilitazione). Ci sono volute 10 settimane in più di quelle di Kim Basinger perché tale Malcolm Myatt, un camionista inglese di 68 anni, uscisse miracolosamente vivo, dopo essersi svegliato solo quest’anno, da un grave ictus che lo ha colpito nel 2004. Vivo ma non illeso: la malattia gli ha danneggiato il lobo frontale, cancellandogli del tutto la possibilità fisiologica di provare l’emozione della tristezza. Così il signor Myatt è sempre contento, con un sorriso beota perennemente stampato sulle labbra. “Malcolm adesso è molto infantile”, ha spiegato ai giornali la moglie Kath, “e il suo modo di essere è contagioso. Quando comincia a ridere tutti i presenti fanno lo stesso, tira su il morale ovunque vada. Tutti sentono la sua mancanza quando non è presente”. Per questo il Telegraph lo ha ribattezzato mister Happy. Non sarà un caso che l’unico altro problema rimastogli è la difficoltà di ricordare eventi a breve termine. Per il resto mostra ottime condizioni di salute. Evidentemente la depressione è strettamente legata alla memoria, che ci impedisce di rimuovere il passato e di misurare il tempo che passa, gli smacchi dell’età e le umiliazioni dell’esistenza. E la felicità si identifica con la spensieratezza infantile. Ma si può chiamare felicità uno stato del genere o sarebbe più appropriato un termine come rincoglionimento? Siamo davanti a un modello di umano perfettamente risolto o a un citrullo di dimensioni galattiche? I medici stessi sono in disaccordo: alcuni, alfieri del libero arbitrio, scuotono il capo trattando il loro paziente come un giocattolo rotto, altri, dopo averlo assistito nella lunga riabilitazione e sottoposto a una serie di esami, affermano la perfetta sanità mentale di mister Happy, che ai test non ha mostrato sintomi di stupidità né di particolare ottimismo. La ricetta della felicità potrebbe dunque risiedere nella morte delle cellule cerebrali che presiedono al sentimento della tristezza? O il caso Myatt sarebbe solo l’ennesima conferma del caro vecchio detto toscano: buon per te che non capisci nulla?

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Lo scafandro e la farfalla (2007) diretto da Julian Schnabel

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