MOCHE, LA RIVINCITA DEI DEFORMI


Editoriale del 5 ottobre 2017

La produzione di ortaggi e frutti deformi, così brutti da non poter essere esposti in nessun banco di vendita, è stimata in Francia al quaranta per cento. Carote sconce, mele bifronti, melanzane bitorzolute, limoni tentacolari. Uno spreco immenso, visto che finiscono tra i rifiuti nonostante la loro qualità alimentare sia la stessa di quelli di forma perfetta. Da qualche tempo però una catena di supermercati li mette in vendita a prezzi più bassi con l’etichetta “moche”. “Moche” è uno degli aggettivi più popolari tra i francesi. Serve a liquidare impietosamente tutto ciò che presenta carenze o difetti di qualsiasi natura, pur mantenendo una buona dose di ironia. Col termine “moche” si stroncano cose, persone, opere, vite, mondi. L’operazione ha avuto un successo straordinario. Ma allora, passando a noi umani, non potrebbe essere questo uno stimolo al riscatto per tutti coloro che vengono rifiutati solo perché non hanno una faccia da catalogo? Esistono milioni di strabici, orecchiuti, pappagorgici, brachicefali ed è “moche” persino il sottoscritto. Vergognarci e nasconderci? Potremmo costituirci in associazioni e corporazioni, vendendo cara la nostra diversità. Al momento però ortaggi e frutti deformi, occorre ricordarlo, costano il trenta per cento in meno.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

La produzione di ortaggi e frutti deformi, così brutti da non poter essere esposti in nessun banco di vendita, è stimata in Francia al quaranta per cento. Carote sconce, mele bifronti, melanzane bitorzolute, limoni tentacolari. Uno spreco immenso, considerato che finiscono tra i rifiuti (da MOCHE, LA RIVINCITA DEI DEFORMI, editoriale di Marco Schintu)

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