MOLTE COZZE


Editoriale del 20 luglio 2016

69-PASTA-ALLE-COZZE

Quando ruppi i sigilli alla Donazione Biffi, era presente solo un distratto Accademico Filippo Martinez che schizzava “Diavoletti dei mestieri” nel mio prezioso libretto d’appunti. La sua curiosità si risvegliò quando vide lo scarno contenuto della Donazione, un foglietto di carta con un laconico messaggio: “Guardiano del Faro Testa d’Avorio”. Uno sguardo d’intesa e poche parole per accordarci, saremmo andati all’Isola delle Cozze: poco più di uno scoglio ricoperto di mitili, da dove un imponente faro guidava le navi verso il porto di Aristan, distante appena un miglio. La mattina dopo, ci recammo al porto e noleggiammo l’unica barca disponibile; era piccola, fragile e lenta, ma ci portò alla meta. Non avevo mai visto il Faro Testa d’Avorio da vicino, era bellissimo: un maestoso cilindro di basalto nero, culminante in un’aggraziata torretta bianca, quasi un merletto di travertino. Sul molo fummo accolti dall’intera popolazione dell’isola: il guardiano, la moglie e una decina di bambini. Tutti entusiasti del nostro arrivo, per festeggiare ci invitarono a pranzo. Tra una cozza e l’altra (il pranzo era completamente a base di cozze), l’uomo ci raccontò di essere l’ultimo discendente di una dinastia di “faristi”, e che nell’isola il nostro arrivo era aspettato esattamente da cento anni; da quando l’Accademico Biffi (allora Sindaco di Aristan) aveva incaricato suo bisnonno di lasciare indicazioni utili a guidare la ricerca degli Accademici in visita un secolo dopo. Purtroppo, durante il pranzo si alzò un forte Maestrale che agitò il mare. Con la nostra barchetta era impossibile fare ritorno; così accettammo ancora l’ospitalità degli isolani. Il vento e il mare si calmarono solo cinque giorni dopo, cinque giorni di cozze. Alla partenza il guardiano ci diede un sacchetto di cozze da consegnare al Municipio di Aristan a una persona a cui piacessero le cozze con succo di limone. Questa era “l’indicazione Biffi”. Per me e Filippo era solo l’inizio di una lunga “caccia al tesoro”.

Carlo M.G.Pettinau
(Archivista dell’Oblio)

Purtroppo, durante il pranzo si alzò un forte Maestrale che agitò il mare. Con la nostra barchetta era impossibile fare ritorno; così accettammo ancora l’ospitalità degli isolani. Il vento e il mare si calmarono solo cinque giorni dopo, cinque giorni di cozze.
(da MOLTE COZZE editoriale di Carlo M.G. Pettinau)
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