MORIRE PER LA TRENO


Editoriale del 19 febbraio 2019

Come è possibile che i giovani o le persone serie si appassionino alla politica quando, in un panorama desolante come quello odierno, l’ideale per il quale o contro il quale combattere è il progetto TAV? Già sarà un problema raccogliere le forze e farsi coraggio per trovare qualcuno a cui dare il voto alle europee e alle comunali di maggio, tra i rappresentanti di un governo maldestramente schizofrenico e dei partiti di opposizione pateticamente morti, in un’orgia quotidiana di baggianate twitter, instagram e facebook. Basta che uno si informi un minimo per avere la sensazione di una battaglia alla quale sarebbe davvero difficile appassionarsi sinceramente, con il corpo e con la mente, come cantava Julio Iglesias. Prima cosa, capire cos’é: appena sai che si tratta del Treno ad Alta Velocità, ti chiedi perché tutti dicono e scrivono “la TAV”. Già imbastire un dibattito ripetendo di continuo “la treno” è segno che si comincia male. Per i SÌ TAV ne va della civiltà: se non facciamo questi lavori e non rispettiamo l’accordo con la Francia, sarà l’inizio della fine, ci taglieremo fuori dall’Europa e dal progresso, condannandoci alla decrescita infelice. Per i NO TAV sembra che il costo del traforo segnerebbe la rovina dei nostri conti e tale spesa sarebbe una sciagura ingiustificata. A occhio, mi pare una questione di puntiglio, una sfida a braccio di ferro, a chi sputa più lontano o a chi ce l’ha più lungo. Possibile che le magnifiche sorti e progressive si siano ridotte ad avere come obiettivo principale, anziché la manutenzione dei ponti che crollano o la ricostruzione post terremoti, un traforo di discutibile utilità e certo di nessuna urgenza? E possibile che, con la diarrea sprecona di quattrini che da sempre dissangua l’Italia, schitarrata anche dal Celentano di Svalutation (“c’è un buco nello stato dove i soldi van giù”), sia proprio la voce TAV a risultare scandalosa e insostenibile? Ma è un simbolo, rispondono entrambi gli schieramenti: per gli uni dell’apertura verso il futuro e l’occupazione, per gli altri dell’asservimento ai diktat francesi e al pigro tran tran delle enormi spese per opere inutili. La Commissione di esperti ha espresso parere negativo, perché  i costi supererebbero di molto i benefici. Esattamente l’impressione che avevo anch’io, senza essere un esperto. Ma i SÌ TAV, che hanno tutta la stampa e la tv dalla loro parte (vuol dire che ci devono essere interessi economici stratosferici), si appoggiano al parere dell’unico membro della Commissione che si è dichiarato favorevole ai lavori e lo esaltano come un eroe della patria, unico competente in un contesto di incapaci prevenuti per il no. E i NO TAV ribattono al contrario che quello era l’unico prevenuto per il sì. Se ci fosse un referendum, io voterei no perché bucare una montagna (con il comprensibile disagio di chi ci abita) per far arrivare venti minuti prima le merci da Torino a Lione mi pare, per citare il Belli, “una bonagrazzia da burino, un carciofarzo de cattiv’odore”. Ma se vincesse il sì non mi strapperei i capelli, abbiamo visto di peggio, magari si rivelerebbe opera più saggia di come sembra e mi augurerei che il futuro smentisse le mie perplessità. E’ l’arroccamento dissennato delle due fazioni a puzzare di malsano. Non abbiamo proprio niente di più nobile in cui credere e di più degno per cui scannarci?
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“È possibile che, con la diarrea sprecona di quattrini che da sempre dissangua l’Italia, schitarrata anche dal Celentano di Svalutation (“c’è un buco nello stato dove i soldi van giù”), sia proprio la voce TAV a risultare scandalosa e insostenibile?”
Dall’editoriale MORIRE PER LA TRENO di Fabio Canessa

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