MR. SOLINAS E IL SUO DOPPIO


Secondo editoriale dell'11 novembre 2020

Franco Solinas è stato uno tra i più importanti sceneggiatori europei, al quale si devono film come Kapò, La battaglia di Algeri, Queimada, Salvatore Giuliano, Quein Sabe, L’assassinio di Trotsky. Giustamente la regione Sardegna per celebrarlo ha intitolato al suo nome un premio per la sceneggiatura da assegnare ogni anno a soggetti cinematografici inediti. La sua collaborazione con il regista statunitense Joseph Losey ha prodotto un film geniale, Mr. Klein, uscito nel ’75 e presentato l’anno successivo in concorso per il XXIX Festival di Cannes, storia di un mercante d’arte cinico, che, spinto dalla medesima identità anagrafica, si trova costretto a prender su di sé il vissuto “tragico” di un altro Mr. Klein, un ebreo appartenente alla Resistenza, ricercato nella Francia occupata di Vichy. Questo fatto casuale innesca un meccanismo implacabile che trova il suggello fatale nella scena conclusiva, quando il nome “Klein” viene pronunciato dall’altoparlante del Velodromo d’Inverno dove sono ammassati i deportati ebrei destinati a partire verso i campi di concentramento nazisti.  Un braccio si alza, una sagoma, avvolta dentro un impermeabile bianco, si incammina: è il Klein mercante, il quale assume la chiamata come sua, prende i panni dell’ebreo perseguitato e si accoda alla marea umana che sta per infilarsi dentro uno dei bracci secolari della morte.  Immaginiamo di trasporre nel nostro vissuto odierno questo tema del destino segnato da un caso di omonimia. Possiamo allora riferirci a un altro Mr. Solinas, che di mestiere non fa lo sceneggiatore, ma trascinato dall’omonimia con il geniale Franco quest’estate ha pensato di assumerne l’identità, sceneggiando e realizzando un film, dell’orrore questa volta, in cui, per qualche dollaro in più, in una fase tragicamente segnata dalla pandemia, la Regione da lui governata diventa un’orgia di discoteche, dove ogni elementare precauzione viene bellamente ignorata, col risultato che la Sardegna, da felice isola Covid free, diventa un girone infernale di contagiati. Il finale della pellicola è ancora tutto da scrivere: la sola cosa certa è che un Franco Solinas redivivo rifiuterebbe sdegnosamente di ricalcare la trama del suo Mr. Klein, assumendo su di sé l’identità del suo omonimo Christian e facendone le veci. Preferirebbe invece riattualizzare l’implacabile critica di ogni forma di colonialismo di cui si fece interprete in Queimada, l’immaginaria isola dell’arcipelago delle Antille, bruciata, come dice il nome in portoghese, queimada appunto, dall’ingordigia di un dominatore straniero interessato soltanto ad ampliare i propri commerci.

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

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