MUSICA DA SARDINE


Editoriale del 28 gennaio 2020

Prima che la sbornia sanremese le sfianchi, lubrifichiamo le nostre orecchie con il nuovo ottimo album di Brunori Sas, “Cip!”, che propone una comunicazione più articolata di un tweet e rilancia la figura del cantautore classico, aggiornato ai nostri tempi poco ideologici e molto autoironici. Un’oasi di buona musica italiana doc da ascoltare con gusto in mezzo ai talent plastificati, al rap monotono e all’ingenua trap: ritmi sostenuti, ma da ballata, melodie cantabili, arrangiamenti semplici ed efficaci, tutto assai gradevole e orecchiabile. Intitolato con il verso degli uccellini, il disco profuma invece di sardine, per come rispecchia il clima di insofferenza per il tronfio e l’altisonante, il bisogno di mitezza e sobrietà, l’atteggiamento ottimista di chi vuole costruire più che criticare. Brunori Sas, cantautore di oggi, assomiglia ai cantautori di ieri (evidenti sono i richiami a De Gregori), ma si differenzia da loro perché ha sostituito l'”io” con il “noi”: “Noi che crediamo ancora nell’amore profondo/ e che ci preoccupiamo per le sorti del mondo./ Noi che mangiamo sempre senza l’olio di palma/ e che apprezziamo molto la virtù della calma”. Se l’approccio con la politica è più disincantato rispetto a quello di un tempo, anche la rima cuore/amore si emancipa dai sentimenti: “E chi se ne frega se è sesso o se è amore/ conosco la tua pelle tu conosci il mio odore/ che poi chi l’ha detto che è peggio un culo di un cuore/ e che serve una canzone per parlare d’amore”. Il cantautore degli anni Settanta era indignato e incazzato, leader e portavoce dell’indignazione e dell’incazzatura di tutti i giovani di allora (pensate a “L’avvelenata” di Guccini): qui l’incazzato è il nemico, quello che non ha capito quanto è bello il mondo, “Bello dovrebbe apparire il mondo anche a te/ che invece sei sempre nervoso/ chissà poi perché”, mentre il ritornello ripete “Non puoi fare l’amore/ se non smetti di urlare”. Lo stesso che non ha capito, come dice un’altra canzone, che “il mondo girerà/ anche senza di noi”. Il brano più bello è “Al di là dell’amore”, ma quello introduttivo è il più significativo di un cantante che vorrebbe unire e non dividere, tra uno sberleffo e un richiamo alla spiritualità: “Con l’acqua fino al collo e gli occhi dritti al cielo/ io stanotte voglio starmene sereno”. Intanto avrà almeno tirato un sospiro di sollievo per i risultati delle elezioni in Emilia Romagna.

 

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

Il cantautore degli anni Settanta era indignato e incazzato, leader e portavoce dell’indignazione e dell’incazzatura di tutti i giovani di allora (pensate a “L’avvelenata” di Guccini) – da MUSICA DA SARDINE – Editoriale di Fabio Canessa

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