MUSICHE EMOZIONALI


Editoriale del 31 agosto 2014

La felicità non si ascolta a basso volume. La musica è gioia pura e se qualcuno vi chiede di ascoltarla piano piano e senza fare rumore vuol dire che non ha capito niente di se stesso, di voi e di tutta la vita, quindi – con grande eleganza – mandatelo a farsi friggere. Tra gli infiniti motivi per cui, da circa 10.000 anni, gli uomini “fanno” musica ce ne sono almeno due che vale la pena ricordare. Il primo è che il nostro corpo (e il cervello non fa eccezione) funziona per armoniche e ritmi sequenziali, il cuore di nostra madre quando non eravamo ancora nati ci ha insegnato che la vita è scandita da un tamburo vitale, il cui silenzio è tetro come la fine del mondo. Dal suo cuore al nostro. Il secondo motivo è che le forme musicali primordiali, tra cui i cantici gutturali degli sciamani, servono a fissare in modo indelebile le nostre memorie emozionali sino ad identificarsi con il rituale per onorarlo o esorcizzarlo. Abbiamo musiche che celebrano la nascita, la vita che scorre e finisce, gli eserciti che marciano, attaccano, difendono, vincono o perdono in battaglia. Cantiamo cori per propiziare le stagioni, la pioggia, il sole, e anche per ingraziarci gli dei della natura tutta o di un dio solo e sovrano. Eppure tutte le nostre musiche non potranno mai eguagliare la quantità, la varietà e la bellezza di quelle che possiamo suonare, cantare e ballare per celebrare l’Amore e far battere il nostro cuore di nuove passioni che, infatti, non pulsa mai a basso volume.

foto: esibizione del gruppo giapponese Kodò (battito del cuore)

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

Giuseppe Verdi – Dies Irae (Claudio Abbado, Berlin Philharmonic)

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