NAUFRAGI


Editoriale del 23 luglio 2013

Come scriveva Lucrezio, può essere bello assistere dalla riva allo spettacolo drammatico di un mare in tempesta, godendo dalla nostra postazione protetta nel constatare di quali mali siamo privi. Così, seduti sulla sdraio sotto l’ombrellone, può essere bello osservare tutti i dipinti di naufragi che la storia dell’arte ci mette a disposizione e leggere lo scorrevole e istruttivo saggio di Esperanza Guillén, intitolato appunto “Naufragi” (Bollati Boringhieri), che analizza con linguaggio chiaro e rigoroso le immagini potenti, di disperata tragicità, medicate dall’arte di una pittura che ha saputo trascendere lo sgomento nel sublime e suggerire la condizione fragile ed effimera dell’esistenza attraverso il confronto fra lo scatenarsi della violenza delle onde e lo smarrimento impotente delle piccole figure umane che ne sono vittime. Capolavori celeberrimi come “La zattera della Medusa” di Gericault o “Il naufragio” di Goya si alternano a opere meno note, ma non meno interessanti e significative, come quelle di Ducos e Dahl. Siamo all’interno di quel Romanticismo di derivazione kantiana intento a cogliere la “doppia anima” di una natura che è insieme benigna e maligna, datrice di vita e di morte, incantevole e spaventosa, e di cui il mare è l’emblema realistico e metaforico più suggestivo. Già il viaggio in mare rappresenta quello della vita, con i pericoli della navigazione e l’inevitabile approdo nella morte; la moda del Grand Tour vi aggiunge una sensibilità febbricitante e insieme composta, che gode delle meraviglie di panorami che suggeriscono l’infinito. Il naufragio diventa così l’esito tragico, sempre possibile, di chi, spinto dalla passione o dalla voglia di conoscere, non si accontenta del conforto familiare della quotidianità e preferisce avventurarsi a forzare i limiti delle proprie possibilità. Da Friedrich a Delacroix, passiamo in rassegna l’intera declinazione dei naufragi pittorici, comodi nel nostro ruolo di spettatori, attratti inevitabilmente dal fascino della catastrofe, ma prudentemente al riparo grazie alla distanza della rappresentazione artistica, che ci separa dal rischio dell’esperienza reale. Più coraggiosi di noi, Turner e Claude-Joseph Vernet si fecero legare all’albero di una nave durante una tempesta per poi riuscire a dare, con i colori sulla tela, una raffigurazione più intensa e veritiera della situazione più angosciosa dell’esistenza umana: la prossimità della morte.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974) di Lina Wertmuller,con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini

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