NEOT SEMADAR


Editoriale del 3 aprile 2017

Sono stato a Neot Semadar, kibbutz spirituale nel cuore del deserto del Negev. I suoi 230 abitanti hanno in venticinque anni seminato un giardino nella roccia, costruito in solitudine piccole industrie e un centro culturale che offende l’aridità intorno con le sue forme e i suoi colori bizzarri. Ospitano tutti gli dei per superarli poi nel gesto e nel silenzio, le uniche liturgie che non opprimono l’uomo. Ecco cosa mi ha detto Samuel, uno dei fondatori: “Non ci sono filosofie per spiegare Neot Semadar. Non ci sono giudizi. È una cosa viva e per questo riesce difficile metterla in parole. Cerchiamo di restare coscienti, sensibili al reale, di non inchiodarlo all’opinione. Le nostre idee non sono importanti. Immagina soltanto, vivere senza idee significherebbe vivere senza guerre. Le guerre vengono dal fatto che si presume di sapere cosa è giusto e cosa non lo è. Cosa è la giustizia”. In lontananza si susseguivano le bombe e le mitraglie di Shizafon, base d’addestramento dell’esercito israeliano.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

“Non ci sono filosofie per spiegare Neot Semadar. Non ci sono giudizi. È una cosa viva e per questo riesce difficile metterla in parole (da NEOT SEMADAR – Editoriale di Luca Foschi)

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