NIETZSCHE, CHE DICE, POLPO


Editoriale del 19 febbraio 2018

Chi se ne infischia se da Aristotele in giù (“Storia degli animali”) il lungo ragliare occidentale considera il polpo un animale stupido. Verserei volentieri l’amigdala e le altre chincaglierie del cerebro per essere gli abissi con i suoi tre cuori, per cambiare pelle centosettanta volte al giorno e farmi alga e pietra e sabbia.
Sapete che spasso abbandonare la battaglia persa con la logica e il linguaggio e affidarsi ai neuroni che lavorano elettrici nei tentacoli: aprono tappi, escono dai labirinti, utilizzano conchiglie per nascondersi alla catena alimentare, decidono per l’auto-recisione quando già fra le fauci di un predatore. Conosce attraverso il corpo, e con l’inchiostro sfugge e offende in un’infinita serie di capolavori nell’oscurità, la perfezione muta del gesto e della sopravvivenza. Dopo l’accoppiamento, infine, il culmine della civilizzazione: il maschio vaga per qualche mese prima di morire. Durante la covata la femmina non mangia per accudire la vita nuova. Poco dopo la schiusa le cellule materne annichiliscono, implodono. Ditemi se non è libertà, genio. Ditemi se non è amore.
Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

La perfezione muta del gesto e della sopravvivenza (da NIETZSCHE, CHE DICE, POLPO, editoriale di Luca Foschi)

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