NOI SARDI


Editoriale del 5 febbraio 2021

Noi sardi siamo molto diversi dai continentali, per carattere, lingua, morfologia e rendimento sessuale. Siamo vistosamente più bassi, anche se stiamo colmando progressivamente il divario, e qualcuno, come è successo a Berlusconi, ha ripreso a crescere. Da noi la persona alta non era ben vista e veniva definita giangallone (giangalloi nel basso Logudoro). Se era anche grosso, diventava grande grosso e balosso (scemino).
Pare che uno dei motivi sia dovuto alla malaria, dalla quale i nostri globuli si sono dovuti difendere, diventando sempre più tozzi, bassi, tarchiati, con le sopracciglia attaccate e un uccello sproporzionato. Già molti anni fa furono importati perché più resistenti alla malaria 5.000 schiavi negri dalla Mauritania per lavorare nelle miniere. Si sistemarono nella zona di Giba e una tribù di Masai fondò Masainas.
In Sardegna viene chiamata monte una altura di 200 metri e per questo motivo abbiamo più scuole di montagna del Trentino.
Molte sono le espressioni per sanzionare la mancanza di altezza (di artaria). “Artaria ‘e cachi”, anche se il cachi basso non è, “Vieni qui più ti guardo e meno ti vedo”, “Artaria ‘e pompinu”, e altre che non voglio nominare.
Addirittura una delle più famose opere di Antonio Garau è intitolata “Basciura”, bella fantasia. Abbiamo anche noi i bassi istinti, ma li abbiamo normalizzati, infatti per noi vige il detto comportamentale: ”In sa mesa e in su lettu senza arrispettu” (a tavola e a letto senza rispetto) che tutti conoscono e molti praticano.
In Sardegna abbiamo anche il basso Campidano, e invece di alto Campidano preferiamo dire basso oristanese.
Ogni coro a tenore ha il proprio basso e il fatto curioso è che gli altri tre spesso sono più bassi ancora.
Non ha più l’antica invadenza, ma un tempo avevamo anche sa bassa (la fogna), che serviva per farci cravare qualcuno, e avevamo anche su bassinu (l’orinale), che serviva come aggettivo per farci rimanere male qualche altro. In questo caso non era necessario essere bassi: “sesi unu bassinu”. Venivi zippato in automatico.
Un modo di dire era “Cravarinci in s’acqua bascia” (vai a ficcarti nell’acqua bassa). Di solito ci si stupiva e qualcuno chiedeva perché proprio in s’acqua bascia. “Aicci no allupasa” (così non anneghi).
Siamo generalmente di carnagione scura, con gli occhi scuri, gli scurini alle finestre, e se succede qualcosa siamo sempre all’oscuro.
I nostri cognomi finiscono quasi sempre in esse o in u. Qualche volta finiscono male, perché chi li aveva se li è voluti cambiare: quanti Pillitu abbiamo perso in questo modo, con una o due t. Qualcuno si è cambiato la u finale in o e in questo modo gli sembra di essere più figu. Viva Cuccureddu!

Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)

“Pare che uno dei motivi sia dovuto alla malaria, dalla quale i nostri globuli si sono dovuti difendere, diventando sempre più tozzi, bassi, tarchiati, con le sopracciglia attaccate e un uccello sproporzionato.”
Da NOI SARDI – Editoriale di Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)

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