NOSTALGIA CANAGLIA


Editoriale del 23 giugno 2015

L’esame di maturità non è ancora maturo. Questo è quanto emerge dalle prove assegnate ai candidati, tutte viziate da un peccato originale: l’ossequio senile a contenuti senili, in barba allo specifico delle materie. L’analisi del testo estrapola un brano da “I sentieri dei nidi di ragno”, romanzo d’esordio di Italo Calvino, datato 1946. Un esordio di lusso, ce ne fossero adesso di esordienti così, ma è il vecchio scarpone di una generazione immarcescibile, da mettere insieme ai primi dischi di Guccini e a Berlinguer. Nostalgia canaglia, direbbero Albano e Romina. Calvino stesso, nella prefazione dell’edizione 1964, lo trattò con un certo imbarazzo come un’opera legata allo spirito dell’epoca in cui fu scritta, quasi ingiudicabile da lui stesso oltre mezzo secolo fa (“Cosa ne posso dire, oggi? Dirò questo: il primo libro sarebbe meglio non averlo mai scritto”), figuriamoci da noi oggi. Invece agli ispettori del Ministero è sembrato il testo ideale per la maturità 2015: perché era un romanzo di culto quando loro (in media sessantenni) erano giovani e perché contiene tutti gli ingredienti del conformismo consolatorio della sinistra scolastica (i valori della Resistenza, un po’ di Rosso Malpelo, il racconto di formazione, la voglia di letteratura americana e il paesaggio ligure alla Montale). Calvino è uno scrittore sopravvalutato, intelligente ma artificioso, ingegnoso ma tutto di testa, che sta a Borges come Buzzati (più sopravvalutato di lui) sta a Kafka. Buono, come Svevo e Pirandello, per lo sfruttamento scolastico di docenti pigri per allevare alunni standard. A scuotere il torpore delle aule ci vorrebbe Pasolini, che non abbiamo mai trovato nelle tracce dei temi, al pari di Gadda, Landolfi, Bianciardi, Tozzi, Flaiano, Bacchelli, Caproni, Penna, Campanile, solo per fare i primi nomi che ci vengono in mente. Lo diciamo anche per gli studenti: Calvino è così algido che non ci convince appieno neppure nelle opere migliori, Pasolini al contrario comunica una tale passione che riesce ad avere ragione anche quando ha torto. Con Landolfi porrebbero scoprire uno scrittore fantastico, come l’Italia non ha mai avuto, da gareggiare con Dylan Dog. Le poesie dell’ultimo Caproni sono fulminanti tweet con trent’anni d’anticipo. L’anniversario della Grande Guerra era l’occasione per riscoprire pagine memorabili di Lussu, Slataper o De Roberto. Niente, rimaniamo ancorati al Calvino neorealista, Vittorini e Quasimodo, per inerzia antifascista. Che si tratti di smania contenutista lo dimostrano le opere pittoriche scelte per un’altra traccia, la migliore, quella della letteratura come esperienza di vita: quadri con donne che leggono. Selezionati non per il loro specifico artistico, ma per le immagini didascaliche, a fare da ancelle alla letteratura. Perfino la prova di matematica pretende di essere, come dicono i politici, “ancorata al territorio”: tratta di reti telefoniche. Altro che la sublime astrazione della matematica pura! Fa eccezione solo la prova di latino: una bella versione di Tacito sulla morte di Tiberio. Per questo ci ostiniamo a considerare il Liceo Classico il corso di studi di più solida formazione. Non a caso è oggi quello più in crisi.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da un’intervista di Pier Paolo Pasolini a Giuseppe Ungaretti

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