OSCAR ALL'OSCAR PER IL MIGLIOR PREMIO CINEMATOGRAFICO


Editoriale del 26 febbraio 2018

 

Un colpo al cerchio delle platee popolari e uno alla botte dei cinefili raffinati, una carezza ai buoni sentimenti e un buffetto alle birbonate cattivelle, un sorriso di gratificazione al black pride e una pacca sulla spalla allo sberleffo politicamente scorretto. Siccome il raccolto era quest’anno ricco e buono, gli Oscar hanno potuto accontentare un po’ tutti, senza privilegiare qualcuno, concentrando i premi su un titolo o due, ma spalmandoli su tutti i candidati. Decisione saggia e condivisibile, perché va incontro ai gusti dell’intera platea del grande schermo e consacra l’identità variegata ed eterogenea dell’arte cinematografica, dove ogni giovanotto trova pane per i suoi denti e ogni vecchietto per la sua dentiera. Miglior film “Green book”, che rappresenta al meglio il cinema americano classico, confezionato coi fiocchi per tutti i tipi di pubblico. La storia vera dell’amicizia tra un pianista nero e il suo autista bianco che, nel 1962, attraversarono gli States del sud ancora intrisi di razzismo e segregazione, viene scritta, girata e interpretata alla perfezione con il gusto del solido prodotto di qualità, ricco di umori ed emozioni. Il contrasto tra il nero sofisticato e il bianco rozzo in un’avventura “on the road” è ben calibrato quanto l’equilibrio tra dramma e umorismo, per cui il film ha vinto anche l’Oscar per la migliore sceneggiatura. Ricostruzione storica di gran classe, belle musiche d’epoca e un bravissimo Mahershala Ali che si è aggiudicato anche il premio per il miglior attore non protagonista. La causa dei neri è irrobustita dai riconoscimenti a “Blackklansman” di Spike Lee (miglior sceneggiatura non originale), all’Uomo Ragno di colore di “Spider-Man un nuovo universo” (miglior film d’animazione), alla Regina King di “Se la strada potesse parlare” (miglior attrice non protagonista) e alla tripletta di “Black Panther” (miglior colonna sonora, scenografia e costumi). Tre Oscar, migliore regia, fotografia e film straniero, anche per “Roma” del messicano Alfonso Cuaron, che lo ha scritto, diretto, fotografato e montato: un affresco autobiografico, ambientato negli anni Settanta, capace di mandare a braccetto la grande Storia e la storia familiare, attraverso un doppio livello narrativo incentrato su due straordinari personaggi femminili. Il vincitore del Leone d’Oro a Venezia è un vero capolavoro con i tempi narrativi dei maestri del passato, un gioiello di poesia in un dipinto in bianco e nero di perfezione incredibile. Ecumenico e impeccabile anche il premio agli attori: Olivia Colman, strepitosa regina Anna, gay e capricciosa, in “La favorita” e Rami Malek, redivivo Freddy Mercury, gay e talentuoso, in “Bohemian rhapsody”, che si è aggiudicato anche il miglior montaggio, suono e montaggio sonoro, tutti e tre strameritati. All’ottimo “First man” è andato l’Oscar per i migliori effetti visivi, ma poteva avere di più. Al modesto “A star is born” il premio per la migliore canzone è un contentino a Lady Gaga, ma potevano pure non dargliene nessuno.   

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico di Aristan)

 

Miglior film “Green book”, che rappresenta al meglio il cinema americano classico, confezionato coi fiocchi per tutti i tipi di pubblico. La storia vera dell’amicizia tra un pianista nero e il suo autista bianco che, nel 1962, attraversarono gli States del sud ancora intrisi di razzismo e segregazione, viene scritta, girata e interpretata alla perfezione con il gusto del solido prodotto di qualità, ricco di umori ed emozioni. Il contrasto tra il nero sofisticato e il bianco rozzo in un’avventura “on the road” è ben calibrato quanto l’equilibrio tra dramma e umorismo, per cui il film ha vinto anche l’Oscar per la migliore sceneggiatura. (da OSCAR ALL’OSCAR PER IL MIGLIOR PREMIO CINEMATOGRAFICO – Editoriale di Fabio Canessa)

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