(O)SCURATI


Editoriale del 16 ottobre 2018

Non ho letto l’ultimo romanzo di Antonio Scurati e mi fa piacere che Ernesto Galli Della Loggia l’abbia stroncato. Una dozzina di anni fa Scurati vinse il Premio Strega con “Il sopravvissuto”, la storia di un liceale che, alla maturità, stermina a revolverate l’intera commissione, risparmiando solo l’insegnante di storia e filosofia, lasciandolo ad arrovellarsi sul perché di quel gesto e dell’incolumità riservatagli. Pensa e ripensa, il professore “buonista” (vorrebbe gridare l’innocenza degli studenti e sostiene la promozione generalizzata) capisce che il giovane omicida è un suo alter ego che ha realizzato ciò che lui stesso aveva pensato: che schifo una classe insegnante frustrata e ottusa (a cui contrappone un pietoso ritratto di maniera dell’universo giovanile)! Immaginatevi quanto mi fosse piaciuto questo romanzo piacione. Ma il peggio arrivò quando Scurati, in un articolo sulla Stampa del 27 luglio 2007, denunciò la “tentazione del demone reazionario” del ritorno al passato nella scuola. Con un ragionamento confuso e grottesco, scrisse che bisognava invece “marciare al passo con i tempi. Anzi, un passo avanti ad essi”. Che avrà mai voluto dire? Boh! Comunque, una cazzata. Ancora più vago e discutibile l’auspicio di “scuole dell’avvenire” (in sostituzione del sole?), con uno slogan dissennato che inneggiava a una “severità progressista”. Per esplicitare il concetto, Scurati raccontò che una sua studentessa che aveva collocato la Rivoluzione Francese nel 400 (non per un lapsus, precisò, ma per “la sua totale ignoranza della storia”) era stata da lui promossa perché, “paragonata agli altri, dimostrava una discreta conoscenza dello striminzito programma”. E concludeva così: “Sono un cattivo professore? Me lo chiedo in continuazione e non so rispondere”. Perché smettesse di arrovellarsi e si desse pace, gli risposi io, sul Foglio del 23 agosto 2007: “Sì, è un cattivo professore. Bocciando la sventurata, Scurati avrebbe rispettato il suo ruolo di docente e anche indicato la rotta alla studentessa per la preparazione futura. Invece, prima la promuove e poi sputtana lei e se stesso sul giornale”. Adesso è uscito “M.”, una sbobba scuratiana di 850 pagine su Mussolini, da cui mi sono ovviamente tenuto alla larga. L’ha letto invece Galli Della Loggia e, sul Corriere della Sera di domenica 14, l’ha recensito sgomento, enumerando decine di errori per totale ignoranza della storia: da “la grande proletaria” attribuita a Carducci anziché a Pascoli alla qualifica di “professore” a Benedetto Croce, mai stato accademico, dalla data sbagliata di Caporetto a De Sanctis che scrive una lettera nel 1922 (quando era morto già da quarant’anni). E poi Gramsci definito, ohibò, “politologo”, gli “elettricisti” nel 1846, le “telescriventi” nel 1922 e una sfilza di stronzate di questo genere. Siccome Scurati dichiara di aver scritto il romanzo per promuovere un “nuovo antifascismo”, Galli Della Loggia gli risponde di preferire quello vecchio, che almeno conosceva la storia e le date. Così parafrasa me 11 anni fa, quando scrivevo che “se questa è la ‘severità progressista’, preferiamo quella reazionaria, almeno è in buona fede”. Ma è giusto applicare anche il medesimo metro con cui Scurati valutò la sua studentessa dell’epoca, con la quale condivide la ciucaggine: va promosso perché, essendo docente universitario di storia, paragonato agli altri due autori sul podio dei più venduti, Francesco Totti e Sveva Casati Modignani, almeno “dimostra una discreta conoscenza dello striminzito programma”.  

Fabio Canessa (Preside del liceo Quijote di Aristan)

Una dozzina di anni fa Scurati vinse il Premio Strega (da (O)SCURATI – Editoriale di Fabio Canessa)

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