OZIO


Editoriale del 26 marzo 2013

L’overdose di consigli di classe in questa settimana mi ha reso stomachevoli i petulanti inviti dei docenti perché gli allievi studino di più. Consiglio perciò a tutti gli insegnanti la lettura di un aureo libretto di Robert Louis Stevenson (ma ci sarebbero anche Seneca ed Epitteto, Bertrand Russell e Paul Lafargue): ‘”Elogio dell’ozio”, come affermazione della libertà e della felicità di sapersi gustare il dono di esistere, senza disperderlo in un’attività frenetica e alienante. Ritagliarsi spazi di ozio significa essere dotati di “appetiti eclettici e un forte senso della propria identità personale”, da non dissipare per intrupparsi nello sconclusionato affaccendarsi della maggioranza. Si comincia proprio con la scuola, che sarà bene ogni tanto marinare, anziché assoggettarsi al suo ottuso percorso di faticoni: “mentre gli altri si riempiono la mente di una paccottiglia di parole, metà delle quali scorderanno prima della fine della settimana, marinare la scuola potrà insegnarvi alcune arti davvero utili, come suonare il violino, sapere riconoscere un buon sigaro o parlare in modo disinvolto e appropriato a ogni genere di persona”. E “se un ragazzo non è in grado di imparare dalla strada, è perché non ha alcuna capacità di apprendimento”. Basta che un uccellino canti in un boschetto perché la mente si apra a vedere le cose da una nuova prospettiva: “e se questa non è educazione, allora che cos’è?”. I secchioni che seguono dogmaticamente gli studi dimostrano “mancanza di vitalità” e ne usciranno “aridi, schematici e dispeptici quando capita a loro di affrontare i lati migliori e più brillanti della vita. Molti fanno una grande fortuna, ma in fondo restano volgari e pateticamente sciocchi”. L’arte di vivere del pigro, oltre a costituire una palestra di tolleranza e distacco, di curiosità e passione, dimostra che “i piaceri procurano maggior giovamento dei doveri” e “non vi è dovere che sottostimiamo maggiormente che quello di essere felici”. Lasciamo agli operosi la nevrosi di chi nel mondo “semina fretta e miete mal di pancia”.

Fabio Canessa
(preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da un’intervista a Cesare Zavattini

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