PADRE DELLA PATRIA


Editoriale del 25 febbraio 2019

Non lo avrei mai creduto, invece in questi tempi di perniciosa bufera politica l’unica figura che sappia darmi quiete è Silvio Berlusconi. Come Bolivar nel labirinto di Marquez il Cavaliere oscilla deliziandoci fra lucidità e follia, luce e tenebra dell’esilio. Che straordinaria bellezza nei “quattro colpi di Stato subiti”, nella campagna elettorale portata fra i bar dell’identità suburbana, in quella mirabile barzelletta o nella non troppo celata allusione al priapozzo che ancora gli funziona. La solita volgarità bugiarda redenta dalla decadenza. Un luminoso e raro esempio di anarchia aristocratica. Dopo aver evocato il demone lestofante che dimora nelle moltitudini italiche, partorito epigoni rossi, gialli e verdi, cazzeggia in doppio petto fuori dalla storia: “Mi votano solo 6 su 100. Gli italiani sono impazziti” ha dichiarato edulcorando assai il pensiero privato. Quale superba demenza! Che chiarezza! Come tutti i grandi artisti addensa nel particolare il senso sfuggente di un’epoca: Tragedia al pianobar. La vita è una storia raccontata da un’idiota concede Macbeth, prossimo alla fine. Volete conoscere con esattezza quali coordinate danno la nostra posizione nel tempo, nel saliscendi della civiltà? Ascoltate Silvio Berlusconi dunque, genio mediocre, filibustiere, padre della patria.

Luca Foschi

(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

La vita è una storia raccontata da un’idiota concede Macbeth, prossimo alla fine (da PADRE DELLA PATRIA – Editoriale di Luca Foschi)

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