PASQUA 2018, LA RESURREZIONE DI GIUNI RUSSO


Editoriale del 6 aprile 2018

Giuni Russo è, in assoluto, una delle più eleganti artiste contemporanee. La sua voce dall’estensione stratosferica riesce ad esprimere con naturalezza un mix trascendentale di musica, letteratura e teatro. Ho scoperto la sua forza poetica solo nel 2016, mentre preparavo per l’Università di Aristan il corso di Teologia Erotica (avrei aperto la mia prima lezione con “Vieni”, un brano sconvolgente che riprende i versi del mistico persiano Jalal-Dim Rumi: “Vieni, chiunque tu sia vieni. Sei un miscredente, un idolatra, un pagano; vieni!”). Ebbene Giuni Russo ha invaso la mia domenica di Pasqua… ma il discorso è complicato, meglio che proceda con ordine. Dunque: sabato notte spengo verso le 23:30 e mi addormento quasi subito. Mi sveglio convinto che sia già ora di alzarmi, invece sono le 2 e 40. Non tento neanche di riprendere sonno, metto le cuffie, le collego al cellulare e, non so perché, decido subito di visitare Giuni Russo su Google. Tra musica, biografia e interviste (memorabile quella, dopo il festival di Sanremo nel 2003, con Mara Venier che non riusciva a sintonizzarsi col suo delirio mistico) passo con lei più di tre ore, poi mi riaddormento e la sogno. Siamo al mare, in una spiaggia non molto affollata, e prendiamo il sole chiacchierando. Con noi c’è una sua amica. Di tanto in tanto qualche bagnante sembra riconoscerla e resta interdetto (“Non dovrebbe essere morta?”), ma non si avvicina. Mi sveglio in tempo per recarmi nella piccolissima cappella, poco più di una stanza, in un centro religioso a Donigala ove celebra la messa Antonio Pinna, il Salmista che pubblica ogni sabato su questa pagina (a proposito: consiglio le sue omelie non solo ai cristiani, ma anche agli atei, agli agnostici, ai buddisti, agli induisti, ai confuciani, agli adoratori della dea Kālī e così via sino ai vetero figli dei fiori, agli aeromodellisti, ai rotariani e ai pompieri). Ebbene Antonio, in questa domenica di Pasqua, dopo aver ricordato che bisogna leggere i testi sacri essendo consapevoli della loro dimensione letteraria e dopo essersi interrogato sull’idea inconcepibile di eternità, ha affermato che non c’è possibilità di resurrezioni postume se non si risorge in vita. Condivido. Torno a casa e comincio un quadro che raffigura una salutante Giuni Russo. Poi vado a un pranzo tentatore e, in serata, termino il dipinto. La notte, tra vomiti e mal di pancia (l’ho detto: era un pranzo tentatore, e io cedo alle tentazioni) mi rendo conto che durante questa Pasqua, dentro di me, Cristo era risorto trasfigurandosi in Giuni Russo. Oppure che Giuni Russo era risorta trasfigurandosi in Cristo. O ancora, che io ero risorto trasfigurandomi in Giuni Russo che, a sua volta, si era trasfigurata in Cristo, il quale 2000 anni fa si era complicato la vita trasfigurandosi in Dio. E Dio, secondo il profeta Baruch Spinoza, coincide con la natura. Con tutta la natura. Dunque oltre che con gli aeromodellisti, i rotariani e i pompieri, anche con me.
Se a posteriori potessi levare vomiti e mal di pancia lo farei volentieri, tuttavia posso affermare con convinzione di aver vissuto una Pasqua sacra e complicata, dunque perfetta.

Filippo Martinez (Estetista di Aristan)

“Ho scoperto la sua forza poetica solo nel 2016, mentre preparavo per l’Università di Aristan il corso di Teologia Erotica (avrei aperto la mia prima lezione con “Vieni”, un brano sconvolgente che riprende i versi del mistico persiano Jalal-Dim Rumi: “Vieni, chiunque tu sia vieni. Sei un miscredente, un idolatra, un pagano; vieni!”).” Da PASQUA 2018, LA RESURREZIONE DI GIUNI RUSSO di Filippo Martinez

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