PASSEGGIATA D'AGOSTO


Editoriale del 6 agosto 2019

Il viaggio “presuppone un percorso importante, faticoso, ricco di avventure…si vanno a scoprire mondi diversi, si hanno mete da raggiungere”. Al contrario, la passeggiata non ha finalità né destinazione, “è limitata, si svolge negli immediati dintorni. Non è un mezzo per raggiungere un fine, ma è il suo stesso fine”. Eppure, se il viaggio è cugino della letteratura, la passeggiata ne è addirittura sorella. Costituisce il “modo più immediato di essere al mondo, di percorrerlo, esaminarlo, osservarlo, descriverlo e viverlo. Di conseguenza è anche forse una delle espressioni più immediate della scrittura”. Parola di Alain Montandon, professore francese di Letterature comparate e autore di “La passeggiata” (edito da Salerno), una piacevolissima e sorprendente fenomenologia della passeggiata nella letteratura di ogni tempo. Analizzata di volta in volta come “fenomeno sociale” e “procedere rituale”, contatto effimero con il prossimo e con la natura, esplorazione svagata e divagante fra coscienza interiore e realtà che ci circonda, osservazione puntigliosa e feconda dei piccoli ma importanti cambiamenti di un percorso familiare. Sistema di relazioni, sia che serva a immergersi nella folla sia che si configuri come un modo per rifugiarsi nella solitudine. Strumento conoscitivo per eccellenza, perché consiste nell’appropriarsi dello spazio in cui viviamo, situandoci fra limite e ignoto. “Poetica dello spazio, sbocciare dei sensi”, stimola il pensiero, “regola l’anima” e favorisce, oltre che la digestione, l’esercizio intellettuale. Parola di Nietzsche, che invitava a “non concedere alcuna fede a un pensiero che non sia nato all’aria aperta e accompagnato da movimenti liberi”. Dai dialoghi platonici aperti dalla domanda “Dove vai, Socrate, e da dove vieni?” ai peripatetici di Aristotele, due figure di riferimento sono Petrarca e Stendhal, per arrivare a Rousseau e, naturalmente, a Robert Walser, il più fine cantore della passeggiata. Affiancando in parallelo il cammino del corpo e il cammino della scrittura, Montandon dedica capitoli illuminanti alla conversazione e allo smarrimento, alla memoria e alla flanerie, con la scorta di Montaigne (“Ogni movimento ci rivela”) e di Balzac, di Diderot e di Palazzeschi. Il valore vitale e dimesso del passeggiare emerge bene da John Cooper Powys: “Qualsiasi cosa mi accada nella vita, il solo fatto di essere capace di guardare il muschio verde, i rami caduti, basta a giustificare il fatto di essere nato su questo pianeta”. Ma è la conclusione, lasciata a Virginia Woolf, che contiene il fascino struggente di una piccola esplorazione che presuppone soprattutto il gusto del ritorno al focolare: “Fuggire è il più grande dei piaceri, andare a zonzo d’inverno la più grande avventura. E tuttavia riavvicinandoci al nostro portone, ci conforta sentire che i familiari possessi e pregiudizi ci ravvolgono e proteggono rinchiudendosi intorno all’Io che il vento ha trascinato da un angolo all’altro della strada”.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

Dai dialoghi platonici aperti dalla domanda “Dove vai, Socrate, e da dove vieni?” ai peripatetici di Aristotele (da PASSEGGIATA D’AGOSTO – Editoriale di Fabio Canessa)

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