PAURA DI VOLARE


Editoriale del 3 agosto 2014

Partiamo dal presupposto che non si può sperare di rimuovere con argomenti razionali un sentimento irrazionale. Tanto più in un momento come questo. Gli incidenti aerei hanno un impatto emotivo enorme sull’opinione pubblica, soprattutto in coloro che volano poco o niente e a cui, in teoria, dovrebbero interessare meno. Fiumi di inchiostro e turbinii di statistiche dimostrano come sia infinitamente più probabile che vi cada un vaso in testa mentre passeggiate per le vie del centro rispetto all’aereo in cui state seduti. Non ci crede nessuno, purtroppo il problema della scienza e’ la sua scarsa popolarità. Proviamo allora a parlare di come si può provare a far passare la paura una volta che arriva. Prima di tutto bloccate ogni pensiero che inizia con frasi tipo “ohi ohi ohi, che sta succedendo […] questo rumore/aereo non mi piace […] non mi sento bene”; poi distaccate ogni sensazione fisica da quella mentale. Se avete il cuore che va a mille è perché avete dormito poco per l’imbarco alle 7:00 del mattino e i due caffè che vi siete già bevuti non stanno aiutando; il mal di pancia viene dai fagioli all’uccelletto e dai due etti di bietole all’agro della sera precedente e le turbolenze in cabina non sono le vostre. Infine usate il più potente strumento di concentrazione e distrazione che possedete: il vostro sguardo. Fissate intensamente un oggetto che avete davanti, anche le vostre mani: ammirate i solchi, il colore, i pori della pelle e contateli. Se potete addirittura fissate gli occhi di un altro essere umano e chiedete a lui o a lei di fare altrettanto. Il contatto visivo è la matrice primordiale che ci ha portato fuori da caverne buie e fredde togliendoci non la paura di morire ma quella di vivere e sarà capace di farvi atterrare sani e salvi, come sempre.

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

da L’aereo più pazzo del mondo (Airplane! 1980) diretto dal trio Zucker-Abrahams-Zucker

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