PERCHÉ FA COSÌ?


Editoriale del 23 SETTEMBRE 2014

Durante una gita scolastica a Pisa, ho portato gli studenti a visitare Piazza dei Miracoli. Entrati nel Battistero, gli inservienti hanno chiuso le porte e una di loro ha cominciato a cantare delle note rivolta alla cupola. Una studentessa mi si è avvicinata e mi ha chiesto “Perché fa così?”. Io le stavo per rispondendo che la poveretta mostrava ai turisti gli effetti acustici dell’eco, quando invece mi sono fermato a pensare che, se anziché a me l’avesse chiesto direttamente a lei, l’avrebbe smontata e attapirata a bestia. La domanda semplice, sincera e profondamente nichilista mi è parsa un formidabile sterminatore di vita, come neanche il cancro, Hitler e i tagliatori di teste dell’Isis insieme. Tre parolette perplesse che avrebbero la capacità, piazzate al momento giusto, di demotivare il minimo germe di vitalità in qualsiasi azione umana. Uno va in giro per il mondo a chiedere a chiunque “Perché fai così?” e automaticamente l’universo si sgretola e si squaglia come un gelato cattivo. Ammutolisci qualsiasi politico apra bocca in Parlamento, riduci in pappa le gambe e le braccia di qualsiasi sportivo impegnato in una competizione (immaginate una gara di atletica, una partita di calcio o un incontro di boxe dove un tale invade la pista, il campo o il ring, chiede “Perché fai così?” e avvilisce tutta l’energia degli atleti), inibisci Al Pacino sul palcoscenico di un teatro, Keith Jarrett nell’ebbrezza dell’assolo o Bocelli nel bel mezzo del suo gorgheggio. Ma il virus potrebbe propagarsi in ogni situazione dell’esistenza quotidiana, annichilendo la vita globale nel giro di pochi giorni, demotivandola alle radici proprio nei suoi gangli primari. Ad esempio, il sesso e, di conseguenza, la propagazione della specie: uno si appresta bello convinto a fare l’amore con tutto l’appetito del suo vituperio, quando all’improvviso si infila nel letto, tra lui e lei, un tizio con la faccetta attonita che gli chiede “Perché fai così?” e quello si ammoscia di botto, si tira su le mutande in fretta e furia, balbettando qualche scusa imbarazzata tipo “In effetti, hai ragione, non so, scusa, lì per lì mi sono fatto trascinare” e buonanotte ai suonatori. Anziché rivolgersi alle filosofie orientali col velo di Maya, bastava che Schopenhauer escogitasse questa innocente domandina per centrare l’obiettivo della noluntas nella maniera più efficace e devastante.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

Perché lo fai (Bigazzi, Manzani, Masini) cantata da Marco Masini al Festival di Sanremo 1991

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