A ME PIACE CAMBIARE


Editoriale del 16 agosto 2019

Un grosso cambiamento c’è stato. Le differenze prima erano tra sacrifici e spensieratezza, tra speranze e timori, tra destra e sinistra. Adesso abbiamo una nuova temperie politica.
Vale il percepito e l’abilità sta nel far percepire, che equivale al suo contrario. Si è arrivati a parlare di rivoluzione e il termine non spaventa nessuno, possiamo parlare di possibili cambiamenti epocali senza dover scendere in piazza. I messaggi vengono snocciolati continuamente: loro non faranno come hanno fatto i governi precedenti, per anni, anche se ne hanno spesso fatto parte. Si riverginano semplicemente infastidendosi e chiamando dietrologia ogni censura.
La Lega riesce ad aumentare i consensi pur non vantando alcun parametro positivo. Valgono le promesse e si conserva fiducia nella loro attuazione, che viene sempre spostata in avanti. Loro, da molto tempo ormai, sono al governo da poco, e mi chiedo quando arriverà il momento del break event.
Per ogni problema dicono, e la poesia a memoria l’anno imparata tutti, che “ci stanno lavorando”, che sono all’opera esperti e tavoli di confronto. Se c’è un problema annoso, magari di oggettiva difficoltà per tutti, loro lo risolvono con una dichiarazione, un atto di volontà. C’è la mafia, “Arresteremo tutti i mafiosi”, c’è l’assenteismo? “Licenzieremo tutti”. Ci sono i migranti? “Li rispediremo nei paesi d’origine”. E qui non capisco perché debbano viaggiare in aereo. Viaggiamo noi scomodi con la Tirrenia, utilizziamola stipandola al massimo, utilizzando i posti macchina. Ma forse il problema non sta qui.
Danno l’idea che se non avessero l’intralcio reciproco, farebbero molto di più, la gente ci crede e spera. Beneficiano insomma anche dell’intralcio.
Fanno dichiarazioni di intenti per il giorno dopo e poi dopo mesi che temo diventeranno anni niente fanno. Conosco il meccanismo. Anche io dicevo sempre “Lo faccio dopo”, “Sto meditatando se…”, “Devo valutare costi benefici”. Sino a che mia moglie mi ha lasciato, e quelle a cui dicevo “Prima tu, anche tu, anche tu che sei sarda”, mi hanno lasciato perdere.
Per fortuna ho una pensione banale e non me la toccheranno.
Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

“Danno l’idea che se non avessero l’intralcio reciproco, farebbero molto di più, la gente ci crede e spera.”
Da A ME PIACE CAMBIARE – Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

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