PIACIUTO TUTTO, CAPITO NULLA


Editoriale del 23 gennaio 2018

La perdita di un artista è dolorosa quanto la perdita di un amico. Perdita doppia ora che con Giampaolo Talani ho perso insieme artista e amico. La sua morte repentina a un’età insospettabile è particolarmente difficile da accettare, perché il pittore bagnino, senza mai prendersi sul serio, ha creato un mondo metamorfico e metaforico, ambientato sulla costa del mare tirrenico sotto casa mia, in una frizione formidabile tra quotidianità familiare e sogno fiabesco di strepitosa forza visionaria. Come Giampaolo adesso, i suoi personaggi sono stati sempre pronti per un’improbabile partenza, con le valigie, le cravatte svolazzanti, i pensieri, i ricordi e un’espressione di disarmante perplessità. Eroi senza avventura, mantengono però il fascino misterioso di un Corto Maltese. Pierrot senza trucco, serbano comunque la dignità di chi si ostina ad affrontare la vita con il suo carico di illusioni e delusioni. Viaggiatori immobili e un po’ sgualciti, sbrindellati, qua e là, da una pittura che li interseca con i sogni che affollano il loro immaginario, aspettano, cercano, ascoltano una conchiglia in attesa di una rivelazione, o anche soltanto di una comunicazione. Infatti sono soli anche quando si trovano in compagnia. Mentre il vento di mare, quello stesso libeccio che soffiava forte durante il suo funerale, impazza e li confonde. Ora assume un senso più commovente che, nella democrazia esistenziale delle sue spiagge, si mescolino indistintamente vivi e morti (e non è facile distinguerli, perché i vivi sono già un po’ morti e i morti partecipano ancora della vita), padri ricordati che vorremmo incontrare di nuovo e figli a cui affidiamo la speranza del futuro, memorie e sogni, umiliazioni e aspirazioni. Rimangono i castelli di sabbia a rappresentare le fragili, tenere ed effimere architetture dei progetti vagheggiati, delle voglie inespresse. Le assorte fantasticherie balneari, in mezzo a ombrelloni spazzati dal vento e a donnine che volano sulle ali del desiderio maschile, toccano il tema dell’identità. alternando i registri della leggerezza fantastica e della pensosa malinconia, dello struggimento e dell’ironia, per mettere in scena la buffa tragedia dell’apolide e la sua crisi di identità. Dando il dovuto risalto alla commedia dei sentimenti, alle risorse dell’amore e dell’amicizia, ma anche al dramma dello spaesamento e alla diffidenza del prossimo, si crea un fecondo corto circuito fra cuore antico e inquietudine contemporanea, fra senso di smarrimento e bisogno di radici, con l’uggiosa sensazione di vivere una vita incompleta, surrogata o inautentica. Se la bussola non è più lo strumento capace di orientare il cammino, sarà l’orchestrazione jazz delle pitture di Talani, che fu pure un pianista di talento, a organizzare il caos dei nostri tempi complicati, a comporre, in una jam session di linee, colori ed emozioni, una nuova armonia del mondo. Facendosi carico delle perplessità e degli smacchi, ma rivendicando con ostinazione il caleidoscopio di vitalità e malinconia, nostalgia e desiderio che presiede al destino di ogni partenza e di ogni ritorno. Quel gusto di essere al mondo con cui Giampaolo ha sempre contagiato festosamente gli amici, lo ha genialmente confermato nell’epigrafe che ha voluto scritta sulla sua tomba, perfetta sintesi del suo spiritaccio toscano, insieme umile, beffardo e carico di stupore per lo spettacolo del mondo: “Piaciuto tutto, capito nulla”.
Fabio Canessa
Preside del Liceo Olistico Quijote

Quel gusto di essere al mondo con cui Giampaolo ha sempre contagiato festosamente gli amici, lo ha genialmente confermato nell’epigrafe che ha voluto scritta sulla sua tomba, perfetta sintesi del suo spiritaccio toscano, insieme umile, beffardo e carico di stupore per lo spettacolo del mondo: “Piaciuto tutto, capito nulla”. (da PIACIUTO TUTTO, CAPITO NULLA, editoriale di Fabio Canessa)

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