PICCOLI ADDII


Editoriale del 12 febbraio 2013

“Non serve più, ha fatto il suo tempo; deve andar via”. Me l’hanno detto tutti, da mia moglie al capo redattore. Il mio psichiatra me l’ha imposto: “Basta, è una insolita forma di dipendenza ma comunque dannosa per lei, capitano. La mandi via”. Tutti si riferiscono a Monica, la mia controfigura. Hanno insistito tanto che alla fine mi sono convinto anch’io e le ho fatto comunicare che è licenziata.
“Mi chiamano Mimì…” canta la Cavalieri dal mio grammofono quando Monica mi si presenta davanti, sull’acciottolato accanto alla porta di casa, avvolta in un consunto cappotto, curva, malvestita, calze e biancheria intima che debordano da un valigione in cartone fatto in fretta e chiuso male, in una giornata di violento scirocco che le scompiglia i capelli grigi e mi spinge contro il viso foglie secche e brandelli di giornale; la musica di Puccini a pieno volume: “Ho tante cose che ti voglio dire… o una sola, ma grande come il mare… come il mare profonda ed infinita…” E lei “…sei il mio amore e tutta la mia vita! – completa farfugliando – Addio, capitano”; sembra si debba voltare per andarsene, invece mi abbraccia e fra i singhiozzi riconosco qualche umido bacio. “Son bella ancora?… Bella come un’aurora…”, la Cavalieri e Caruso si struggono nell’ultimo atto della Boheme, mentre lo scirocco le strappa di dosso il cappotto consunto e la fa diventar bella ed elegante, splendida come Louise Brooks in Lulu.
Nella seduta di oggi l’ho raccontato allo psichiatra: “Insomma, un piccolo addio” ha commentato.

Pietro Serra
(Capitano medico, ambasciatore di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Addio mia concubina (1993) diretto da Chen Kaige

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