PIU' CROCE CHE DELIZIA


Editoriale del 5 marzo 2019

 

Ogni uscita di un film italiano sferra un vigoroso colpo di piccone al nostro cinema e mette nel cuore degli spettatori tanta tristezza. Si tratta o di rifacimenti di film stranieri di successo (filone inaugurato da “Benvenuti al sud”) o di commediole fasulle piene di stereotipi. Il vertice l’ha raggiunto il pessimo “10 giorni senza mamma” che è sia il rifacimento di un film argentino di tre anni fa sia una spompatissima commediola farcita di tutti i luoghi comuni possibili. Questi desolanti prodotti hanno alcune caratteristiche costanti: le situazioni sono sempre improbabili, i personaggi sono tutti poco simpatici, la sceneggiatura insiste in modo monotono su gag mosce e ripetitive, gli attori sono lasciati a briglia sciolta e vanno sopra le righe in scene madri dove berciano forzatamente, arriva una sequenza in cui tutti cantano una canzone, il finale è smaccatamente ruffiano e non fanno mai ridere. Anzi, io che sono in genere di buon umore, entro al cinema allegro e ne esco avvilito. E’ capitato con l’imbarazzante “Croce e delizia”, in cui il pescivendolo burino Alessandro Gassmann (sempre uguale a se stesso) e il sofisticato intellettuale Fabrizio Bentivoglio (manierato fino alla stucchevolezza) si scoprono tardivamente gay, vogliono sposarsi e sono ostacolati dai rispettivi figli, che hanno ragionissima a non capire come due tipi così agli antipodi possano essere innamorati l’uno dell’altro. Le battute sono da saldi di fine stagione e la prova di Jasmine Trinca dovrebbe essere mostrata in tutte le scuole di cinema per far vedere come non bisogna recitare. Un clima di mestizia aduggia anche “Domani è un altro giorno”, che di sicuro è molto migliore di “Croce e delizia” (infatti è la fotocopia sputata di un successo spagnolo), ma affronta un tema poco scoppiettante e assai ricattatorio: Valerio Mastandrea (sempre uguale a se stesso) parte dal Canada per visitare un’ultima volta a Roma l’amico Marco Giallini (bravo, per quanto glielo permetta un copione meccanico) malato terminale di cancro. Vanno dal medico per interrompere le inutili cure, alle pompe funebri per ordinare la bara e a Barcellona per incontrare il figlio del morituro. Con un po’ di buona volontà, ci possiamo anche commuovere. Pensando a che cosa era il cinema italiano e alla fine che ha fatto.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

Con un po’ di buona volontà, ci possiamo anche commuovere. Pensando a che cosa era il cinema italiano e alla fine che ha fatto. (da PIU’ CROCE CHE DELIZIA – Editoriale di Fabio Canessa)

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