PLUTONE, SCUSA UN ATTIMO


Editoriale del 22 luglio 2015

E anche Plutone è fatto. Si era rifugiato ai limiti della galassia, mai pensava che l’avremmo trovato e che saremmo andati a girargli intorno come uno stalker sotto casa dell’ex. Ma sono anni ormai, che imperversiamo in lungo e in largo per il sistema solare. Abbiamo visitato Marte, sorvolato Mercurio, ci siamo accomodati su una cometa e abbiamo fotografato Venere, Saturno e Nettuno per immortalare da bravi turisti ogni tappa del nostro viaggio.
E un po’ mi dispiace. Mi rattrista smarrire quel senso di mistero e di sgomento che ci prende ogni volta che guardiamo il cielo e le sue luci, quel cielo a cui apparteniamo e che no, non ci appartiene. Tutti ricordano lo sbarco sulla Luna, anche chi non c’era. La Luna che ispirava poemi, sinfonie, dipinti, baci e amori. Quel mistero è diventato un Luogo. Crateri e vulcani, canyon e sabbia grigia. Abbiamo passeggiato, in quel luogo, e telefonato e lasciato un segno del nostro passaggio come bagnanti maleducati sulla spiaggia: foto, libri, scarpe, bandiere.
E ci abbiamo lasciato il cuore. Da quella notte il chiaro di luna non fu più la stessa cosa.
Oggi la scienza è entusiasta: nella galassia abbiamo trovato amminoacidi, azoto, tracce d’acqua e giovanissime montagne. Ma una sola cosa, su tutte, mi rende felice: osservando le bellissime foto di Plutone si può scorgere sulla sua superficie un grande Cuore bianco.
Ecco dov’era finito! Ora è tutto chiaro: si era nascosto lì, nel posto più lontano, sul pianeta più piccino.
– Scusa il disturbo, Plutone, abbi pazienza. Siamo venuti a riprendercelo. –

Genny Pignataro Atzeni
(Rabdomante ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Ecce bombo (1978,) diretto e interpreato da Nanni Moretti

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