POCOS LOCOS Y MALE UNIDOS


Editoriale del 5 marzo 2021

Ci sono alcune frasi o definizioni diventate celebri, che sono state pronunciate sbrigativamente su noi sardi e che, come tutte le etichette riduttive, non ci rendono molto onore, o trascurano di bilanciarle con altri meriti. In alcuni casi abbiamo accusato il colpo, accollandoci il giudizio come un peccato originale da scontare per sempre, spogliato del suo contesto e dei suoi veri intendimenti.
Una di queste frasi è “Pocos, locos y male unidos”, detta da un sovrano, a giudicare dalla lingua, spagnolo. C’è chi la attribuisce rivolta ai partner europei durante una riunione di condominio a cui pochi avevano partecipato nonostante l’urgenza di risolvere il problema dei mori nel Mediterraneo. È stata col tempo attribuita ai sardi, e la gran parte, tra cui noi stessi l’ha trovata molto appropriata e difficilmente confutabile.
Io la contesto blandamente, in maniera sia globale che analitica, nella sua validità giudicatoria. Prendiamo un termine alla volta.
Pocos: e allora? Non è sicuramente una scoperta da passare alla storia. Come sarebbe invece il detto riferito ai sindiesi ”Sindia unu ebbia e su chi campa chi bistede in d’unu didale”. “Sindia uno solo e quello che si salva che ci stia dentro un ditale”. Che è l’esasperazione del concetto di pochi sino all’unicità.
È forse un difetto l’essere pochi? Esiste una soglia numerica per definirlo? Una carenza preclusiva di ottenimenti? Sicuramente per dividersi un lavoro di fatica è meglio essere in molti, vedi le Piramidi, ma in molti altri casi è sicuramente un pregio, una condizione ottimale. Un proverbio, che è sempre frutto di saggezza popolare sperimentata dice: “Pagu genti buena fiesta”. Proverbio che penso valga anche nella popolosa Cina. Dove infatti piangono quando nasce un bambino.
In molti casi infatti, essere pocos è sicuramente molto meglio, una condizione decisamente auspicabile.
Pensate a una cella affollata in carcere, specie quando scendono tutti insieme dai letti a castello, a una spiaggia intasata di bagnanti a mezzo metro, con bambini vivaci, a una fila alle poste senza numerini e con un addetto lento, a un incanalamento in autostrada tutti in prima, se va bene, a un incidente anche banale sulla 554, alla partecipazione di migliaia di concorrenti a un concorso per 3 posti, di cui 2 già assegnati. Non vi sta venendo un senso di soffocamento?
Anche le guerre ormai non hanno bisogno di troppi soldati, meglio pocos, senza tenere conto della fine che hanno fatto le truppe di Serse contro 300 spartani alle Termopili, anche loro pocos. Ci siamo dimenticati di cosa ha fatto Orazio Coclite da solo su un ponte, o di quello che era capace di fare Maciste quando era in forma?
Essere pochi può essere anche consolatorio: meglio pocos che male accompagnati. L’aggettivo molto e molti funziona in altre situazioni: sesso, soldi, numero di votanti a favore anche se sortiscono la “preferenza” (?) per Razzi (!). Democrazia.

Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)

“In molti casi infatti, essere pocos è sicuramente molto meglio, una condizione decisamente auspicabile.”
Da POCOS LOCOS Y MALE UNIDOS – Editoriale di Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)

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