POLLY LO SA


Editoriale del 19 aprile 2020

 

Ogni mattina ho appuntamento con Polly, da dieci giorni a questa parte. Tra dichiarazioni dell’OMS (che considera l’attività fisica indispensabile) e prassi quotidiana (quando correre è considerato socialmente riprovevole e chiunque può giocare al piccolo patriota lanciando ai runners insulti dal balcone), non avevo altra scelta che affidarmi a youtube. Mica è semplice scegliere tra migliaia di video nelle lingue più varie, in cui energumeni e donne d’acciaio ti sorridono per i 30 secondi introduttivi prima di devastarti con squat, piegamenti e intervalli cardio da far girare la testa solo a guardare. Questo ho fatto per ore e ore: guardare. Ho studiato a lungo la fisionomia e la voce dei guru del fitness, alla ricerca di qualcosa che non mi spaventasse. La peggiore è Jillian, che piazza due statue a dimostrare gli esercizi, e se non sei in forma ti suggerisce di seguire i movimenti facilitati di Susan, che è una principiante. Se ce la può fare lei ce la puoi fare anche tu. Poi inquadrano Susan, una modella con l’addome cesellato da un maniaco dell’anatomia, vene incluse, culo di ferro. Sorride, persino, Susan. C’è un donnone dalla pelle lucida che ha le cosce larghe come le mie spalle e lo sguardo inquisitore. Mi sono convinta che mi veda e mi giudichi, così tengo la pancia in dentro e le spalle dritte quando sbircio i suoi video, con la stessa espressione con la quale si vedono le riprese di incidenti spettacolari dai quali miracolosamente i protagonisti escono illesi. Poi finalmente ho trovato Polly. Anziana, magrina, rassicurante. Niente colori sgargianti e muscoli lucidi. Indossa una canottiera sbiadita, leggins a fiori e porta gli occhiali. Ti fa credere davvero che uscirai indenne da dieci minuti di allenamento e che quei dieci minuti ti cambieranno la vita. Ti spiega passo dopo passo cosa farete e ti incita con entusiasmo durante i 20 secondi di corsa previsti. Fa giusto in tempo a dire: “so che è tosta, ma tu sei ancora più tosta”, che l’allenamento è finito. Io voglio bene a Polly e non baro sostituendo gli intervalli al trotto con la passeggiata, perché Polly è l’unica che mi sta dando fiducia. E che alla fine del video mi dice che è orgogliosa di me. Ho trovato nel web altre lezioni di Polly e mi sono resa conto che quella mise trasandata e materna è un trucco. Polly corre le maratone e intanto chiacchiera. Ma forse ha studiato marketing o psicologia, sa cosa è un target e ha deciso di coprire una nicchia del mercato, popolato di gente che a intuito sa che il movimento fa bene allo spirito ma, fino a quando il corpo regge, preferisce tenere alto il morale con un vassoio di pizzette.

 

Eva Garau (Precaria di Aristan)

 

Tra dichiarazioni dell’OMS (che considera l’attività fisica indispensabile) e prassi quotidiana (quando correre è considerato socialmente riprovevole e chiunque può giocare al piccolo patriota lanciando ai runners insulti dal balcone), non avevo altra scelta che affidarmi a youtube (da POLLY LO SA – Editoriale di Eva Garau)

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