NON POSSONO RITORNARE


Editoriale del 1 agosto 2018

Ad uno che dice “la scienza non è democratica” cosa si può rispondere? Ad uno che lascia intendere che la scienza sia un diamante nero, incistato nella massa corporea celata dalla sua faccia sadica, cosa si può dire? E alle sue “slave” (leggere in inglese) agitate dall’ignoranza, cosa?
Come è possibile il dialogo in un mondo dove la parola è più muta del silenzio?
La stessa angoscia dovette provarla il Profeta Muhammad (pace su di lui). Unico sano tra i pazzi, dovette dubitare di essere lui il pazzo, e dubitò. Gli calmò l’angoscia la moglie Khadija, l’amata madre dei credenti, che lo amava. Ma gliela tolse solo lo stesso Dio, quando su di lui fece scendere questo versetto: “Sordi, ciechi, muti, non possono ritornare” (al Buqara, 18).
Pieno dell’aspirazione alla bellezza, dovette avere le orecchie intasate dai rumori di fondo di chi, allora come sempre, crede di sapere. Dovette assistere all’apparente trionfo della bruttezza e del male, ostentate da arroganti palchi, e la cui onnipresenza apparente sgomenta e spinge molti alla resa.
Il principale insegnamento dell’Islam, “non esiste altro dio che Dio”, è una regola di igiene spirituale: prescrive di eliminare ciò che va eliminato. La liberazione inizia con un “no”. Negare ascolto ai rumori di fondo.
Pieni di parole, non hanno nulla da dire. Dialogare con loro è inutile, non capirono il Profeta, figuriamoci se capiranno noi. Scappati di mano al Creatore, la dolce mano del buon senso, non ritroveranno quella mano. L’abbandono di Dio è terribile. “Sordi, ciechi, muti, non possono ritornare”.

Gianluigi Sassu (Asiatista di Aristan)

“Sordi, ciechi, muti, non possono ritornare” Da NON POSSONO RITORNARE editoriale di Gianluigi Sassu (Asiatista di Aristan)

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