POTERE, DOMINIO E FOOTBALL LEAKS


Editoriale del 14 novembre 2018

“La giustizia senza forza è impotente;
la forza senza giustizia è tirannia”.
Blaise Pascal

Chi ha la ventura di seguire questa rubrica sin dai suoi albori, conosce bene la battaglia che da tempo sto conducendo per mettere in risalto le evidenti contraddizioni, e conseguenti magagne, avvinghiate al mondo del calcio. Ecco perché da oltre vent’anni sto lavorando per creare le condizioni, sia strutturali che finanziarie, per permettere ai tifosi di essere coinvolti con un ruolo attivo nelle vicende societarie delle loro squadre del cuore. Perché i tifosi potrebbero essere l’unico antidoto contro l’evidente malaffare sempre più incuneatosi nelle vicende calcistiche continentali. Infatti, per l’opinione pubblica, non deve essere stata proprio una sorpresa quanto è venuto fuori con i cosiddetti “Football Leaks”, pubblicati dal network editoriale “Eic”(European Investigative Collaboration), messo in piedi da autorevoli testate giornalistiche europee per cooperare su inchieste di particolare rilievo. In tutto lo squallore emerso la cosa agghiacciante è la totale assenza dello sport a discapito delle uniche due questioni davvero rilevanti per i principali club calcistici europei: i soldi e il dominio. Bisogna stare attenti a non confondere il potere, che viaggia di pari passo con l’agire regolato da norme, con il dominio, fautore di una razionalità strumentale e prevaricatrice che, come rilevato dal sociologo e filosofo Jurgen Habermas, “seppellisce sotto di sé ogni senso”. Desta impressione un Karl-Heinze Rummenigge, nato per volere di Dio grande calciatore e si suppone con l’amore per il calcio nel cuore, essere stato per un decennio, in qualità di presidente dell’ECA (European Club Association), impegnato a brigare per l’affermarsi del famoso, e quanto mai misterioso nei contenuti, progetto della “Superlega”. Un torneo continentale a inviti, e sottolineo a inviti, destinato a soli diciotto club “fortunati” e con il chiaro intento di far perdere d’importanza i campionati nazionali, con un unico fondamentale obiettivo: garantire 500 milioni di entrate annue ai club partecipanti. Se consideriamo che tutto questo dovrebbe essere messo nelle mani di Charlie Stillitano, destinato a diventare una sorta di Bernie Ecclestone del calcio e amante del concetto americano di “franchigia” (uno dei termini più aperti al “commerciale” che esistano), allora la situazione sta diventando veramente grave. Più avanti vedremo anche che non è seria. Ma in questa vicenda sono segnalati accadimenti ancora più gravi che, se confermati, potrebbero aprire la via ad azioni legali sotto la forma di vere e proprie “class action”. Infatti, se fossero confermate le accuse ai club più ricchi di essere stati in modo illecito finanziati sottobanco dall’Uefa per non dare vita alla Superlega, allora ci troveremmo di fronte alla più grave manomissione della lealtà sportiva (e tralasciamo per puro spirito di carità di patria i risvolti penali) mai avvenuta a opera di un’istituzione dello sport. Manomissione della lealtà sportiva avvenuta alla luce del sole anche nel caso del fairplay finanziario palesemente aggirato da Manchester City e Paris Saint Germain. È comicità involontaria pura l’accordo di sponsorizzazione della squadra parigina con la “Qatar Tourist Authorithy”, una comicità pagata 200 milioni di euro l’anno (per un discreto numero di anni) al fine di propagandare un settore, il turismo, di certo non il core business di questo emirato piccolo quanto l’Abruzzo. Siamo di fronte al più evidente caso di discrezionalità di organi di controllo sportivi (l’Uefa) mai avvenuto nella storia dello sport. C’è da chiedersi perché i dirigenti Uefa abbiano deliberatamente deciso di coprire, con accordi discrezionali inaccettabili, la protervia di sceicchi arabi convinti di potersi comprare tutto con i proventi del petrolio e del gas naturale. Siamo di fronte a una manifestazione di potenza (dominio) che farebbe constatare a Max Weber di trovarsi di fronte a una realtà dove i dominatori (in questo caso Manchester City e Psg) sono nella condizione di avere “qualsiasi possibilità di far valere, entro una relazione sociale, anche di fronte a un’opposizione, la propria volontà”. La potenza (il dominio), infatti, esclude il potere che obbligherebbe gli aspiranti dominatori a piegarsi di fronte “a un comando che abbia un determinato contenuto”. I signori dell’Uefa, e non solo loro, hanno dimenticato (si fa per dire) la loro natura di potere giuridicamente qualificato, atto a impedire, tramite l’autorità conferitagli dalla legittimità, alla potenza/dominio di esercitare il mero atto della forza. C’è da dire che questi signori medio orientali, con spalle ben coperte dai loro ricchissimi fondi sovrani, hanno potuto usare la forza, perché altre anomalie erano e sono presenti nel calcio continentale, e i finanziamenti dell’Uefa ai club più ricchi ne sono la dimostrazione lampante. Una dimostrazione, ancora una volta, di dominio, in spregio a qualsiasi codice di etica sportiva; perché, come si evince dai Football Leaks, Rumenigge e Andrea Agnelli avrebbero posto, tra le tante condizioni (ormai le chiamano così) per evitare la nascita della Superlega quella di far guadagnare più soldi ai club più ricchi. Ed è inutile che Javier Tebas, il gran capo della Liga Spagnola, strepiti contro Manchester City e Psg, quando sotto il suo naso i suoi due club più prestigiosi, Real Madrid e Barcellona, partecipano a questa congiura dei big club europei che fa impallidire, per volume di denaro e volume di potere, la congiura di Catilina di ciceroniana memoria. Ma se è vero che la potenza/dominio può essere fermata solo dalla legittimità del potere, detentore dell’autorità delle regole formali, allora forse è arrivato il momento dei tifosi, detentori dell’autorità della tradizione o, come ama dire Max Weber, dell’”autorità dell’eterno ieri”. Forse sono proprio i tifosi di tutte le squadre danneggiate da questa congiura, la maggioranza, a dover pensare di intavolare una class action, per ribadire che nessuno, nell’Europa dei diritti conquistati con il sacrificio e il sangue di generazioni di uomini e donne, può ritenersi al di sopra delle regole e della legge. Sarebbe ora che la tanto desiderata e nominata casa comune europea (l’UE) battesse un colpo e ribadisse, magari attraverso una sentenza definitiva, che lo sport trattasi di un bene comune e qualunque commercio operato in suo nome dovrebbe essere operato entro certi limiti. Sarebbe una cosa davvero etica se la politica finalmente si riappropriasse del proprio ruolo e ribadisse che finché Lei esiste la potenza/dominio non avrà vita facile. Appare chiaro, da tutto ciò che l’evidenza dei fatti e i Football Leaks dimostrano, che Infantino non possa più rimanere ai vertici della Fifa. Appare altrettanto evidente, se fossero confermati i fatti relativi a parte del suo stipendio pagato dal City attraverso società offshore e attraverso una piccola società calcistica di Abu Dhabi, al fine di aggirare le regole del fairplay, come Roberto Mancini non possa più rimanere alla guida della nazionale italiana. L’Italia non può permettere, ne va del suo onore, a una persona complice di comportamenti da definirsi, in modo volutamente eufemistico, poco chiari, di conservare l’incarico prestigioso di Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di Calcio. L’esempio di una guida di giovani uomini, perché tale è un allenatore, non può essere un accettabile e sereno aggiramento delle regole. Ma c’è da dubitare, visti i precedenti e la deriva verso il basso presa dall’etica pubblica, che l’auspicato diventi realtà. Ormai viviamo nella discrezionalità della potenza/dominio, dove accade che la forza venga usata anche per delle nomine ben oltre il limite del surreale: Cristiana Capotondi, di professione attrice, è stata nominata vicepresidente della LegaPro. Non si conoscono le ragioni per cui l’attrice romana abbia ottenuto dall’Assemblea di Lega i 39 voti necessari alla nomina, ma ormai in una società priva di qualsiasi tipo di consapevolezza temo che le ragioni siano un inutile processo sofistico dell’etica. Sorprende, questo sì, come in Italia nessuno ormai si chieda davvero se sia all’altezza del compito, di qualsiasi compito. Succede che se qualcuno si vuole prendere qualcosa, e ha la forza per farlo, se la prende. Certo la Capotondi non è stata aiutata dal soccorso del Presidente della Federcalcio Gravina, inerpicatosi in una dichiarazione difficile da definire: “è una bella ragazza e una brava attrice, ma ha anche una testa e lo dimostrerà”. Povero Gravina, non ha proprio capito che non è la testa il problema, altrimenti si poteva chiamare Carlo Rubbia alla LegaPro, ma di qualcosa che in altri tempi si sarebbero chiamati curriculum e competenza. Magari, quando Miccichè troverà un po’ di tempo, potrebbe provare a spiegarglielo. Va a sapere se questa è la volta buona che Gravina impari qualcosa di utile per la sua presidenza.

di Anthony Weatherill
(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Desta impressione un Karl-Heinze Rummenigge, in qualità di presidente dell’ECA (European Club Association), impegnato a brigare per l’affermarsi del famoso, e quanto mai misterioso nei contenuti, progetto della “Superlega” (da POTERE E DOMINIO – Editoriale di Anthony Weatherill)

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