PRESTO E MALE


Editoriale del 1 dicembre 2015

Quando i critici rimproveravano Gianni Boncompagni per la superficialità dei contenuti della sua trasmissione culto “Non è la Rai”, un gineceo di ragazzine cantanti e ballanti, capitanate dall’allora lolita Ambra Angiolini, il regista rispose con geniale cinismo che il motto del suo lavoro era “Presto e male”. Sembra averlo preso in parola il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ha affermato testualmente: “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21 anni, così un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare”. La dichiarazione, come direbbe Paolo Villaggio, è di una volgarità ributtante, sia nel lessico (“non serve a un fico”) che nel contenuto. Lo studente modello sarebbe non quello che si aggiorna studiando per tutta la vita (senza attaccare i libri al chiodo dopo la laurea), ma quello che “ha bruciato tutto” in tre anni. Perché? Perché così ha dimostrato che “voleva arrivare”. Bello stronzo: un arrivista cialtrone che abborraccia alla bell’e meglio la formazione universitaria per strappare il prima possibile un 97 (chissà perché non un 95, 96 o 98?). Dovremmo augurarci in futuro di essere curati da medici o educati da insegnanti (o avere ingegneri che costruiscono ponti e aerei oppure architetti che edificano case e quartieri) che hanno bruciato tutto in tre anni per il 97. Non sarebbe più efficiente una società dove conta di più il voto dell’età in cui ti laurei? Boncompagni giustificava il suo motto aggiungendo che non credeva nello status artistico della televisione, vista da lui come puro intrattenimento usa e getta, destinata a una consumazione effimera e rapidamente deperibile. Si può essere d’accordo o meno, ma è indiscutibile che per la laurea il “presto e male” sia una sciagura. Il giorno successivo, il ministro Poletti ha dichiarato anche che il conteggio delle ore di lavoro è un criterio ormai obsoleto e i sindacati lo hanno ovviamente attaccato. Ma forse intendeva dire che, nella sua ottica arrivista del presto e male, anziché otto al giorno, di ore di lavoro ne basterebbero un paio. Certamente la cosa migliore sarebbe prendere 110 e lode a 21 anni e la peggiore prendere 97 a 28 (succede anche questo). Ma il ministro Poletti, mettendo in pratica per primo la sua ricetta, ha bruciato le tappe più drasticamente: infatti, diplomato come semplice perito agrario, la laurea non l’ha mai conseguita. Anzi, neppure si è iscritto all’Università e ha fatto carriera, fino a diventare ministro, grazie al PD.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

dalla trasmissione TV Discoring (1977)

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