PRIMO GIORNO DI SCUOLA


Editoriale del 15 settembre 2017

Dobbiamo puntare ai più giovani perché già in seconda assumono un’espressione ebete e, vittime di un sistema che inebetisce, diventano come li vogliamo: senza ali. Una di terza, alla domanda “Cosa vorresti fare? Cosa ti piacerebbe?” mi ha risposto “Aiuti” e io le ho detto che è una bellissima cosa aiutare gli altri, magari in terre lontane… “No, Profe. Aiuti nelle case, come mia madre!”.
Non devono uscire dalla scuola del primo ciclo con desideri del genere! Mi rifiuto di pensare che siano aspirazioni reali. Dove sono finiti gli aspiranti astronauti, le ballerine, i medici, le principesse? Perfino il netturbino attaccato dietro al camion della spazzatura – il futuro ideale di mio fratello – era un gran sogno in confronto. Vuoi mettere la possibilità di esplorare mondi nuovi a cavallo di un mostro di acciaio, con l’aria in faccia, attaccato solo per un braccio, quasi a volare?
Aiuto AIUTI! Il sogno di essere schiavi. È il colmo! Sì, dobbiamo partire dai sorrisi delle prime classi, ancora sogni veri fuori dai cassetti e vere ali sulla schiena. Altrimenti perdo il mio vero lavoro.
Giovanna Ferraro (Assistente di volo di Aristan)

Sì, dobbiamo partire dai sorrisi delle prime classi, ancora sogni veri fuori dai cassetti e vere ali sulla schiena (da PRIMO GIORNO DI SCUOLA, editoriale di Giovanna Ferraro)

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