QUANDO IL MEDITERRANEO ERA INNOCENTE


Editoriale del 4 agosto 2019

«Tempo fa una roulotte di zingari è arrivata nel mio paese, o per meglio dire al limitare del mio paese, dove è stata fermata da un cartello dai toni imperiosi: DIVIETO DI SOGGIORNO PER I NOMADI. Per un mese ho visto quella stessa roulotte dappertutto, alle porte di un villaggio vicino, poi a destra, a sinistra, ai margini di un campo, ai confini di un bosco […] Sindaci e poliziotti se la rispedivano da un posto all’altro come una pallina da ping-pong. Nessuno ne voleva sapere. Così la roulotte girava in tondo, senza tregua, senza possibilità di fermarsi né di uscire da quel circolo vizioso. Per giornate intere gli zingari si vedevano passare sotto il naso macchine rombanti che, a differenza della loro roulotte, andavano da qualche parte. A volte, addirittura, un’automobile di lusso si fermava e una bella signora scendeva per fargli una fotografia. “Sono così poetici”». Così raccontava Angelino il genovese, al timone della goletta italiana che nel 1934 portava George Simenon avanti e indietro per il Mediterraneo e per il mar Nero, in una crociera classica, fatta di imbarcazioni che si muovevano tra Istanbul, Porto Said, il Pireo, Napoli, Valencia, Malta e Smirne e Marsiglia, Messina e la Sardegna. Il tempo circolare degli zingari respinti e dello scrittore che attende per giorni – nonostante i documenti in regola – il permesso di sbarcare a Odessa per raggiungere il teatro dove va in scena la Carmen. Quello di Simenon dei primi anni Trenta è un mediterraneo familiare, provincia liquida in cui si incontrano i carichi di arance di Maiorca, la “ferraglia” raccolta a Tolone, le torpediniere sudicie vendute dall’Italia e sbragate al largo della Grecia. Il duca inglese e il pescatore tunisino. Il Mediterraneo come un lago benedetto dal ponente dove sfilano velieri stagionali dei quali si indovina la rotta e l’equipaggio. Un Mediterraneo “di cartapesta”, se paragonato alla “solida America”. Un Mediterraneo che non esiste più. Non esistono i ritmi della navigazione di un tempo, non esiste desiderio irrealizzato di sbarco quando le luci illuminano il golfo e pare che il vento porti l’odore di frittura e il profumo dei corpi arrossati dal primo sole. Soprattutto l’acqua è cambiata, nel Mediterraneo. Ha perso l’innocenza e non più essere un rifugio sicuro, neanche in una sera d’agosto quando tutto pare calmo e si dorme in rada cullati dalla brezza. Simenon si strugge nel definire il mare piccolo e nessuna parola gli sembra bastare. Capace di respingere, colpevole, inquieto, ancora, non lo poteva immaginare. Non poteva immaginare che un giorno anche il Mediterraneo sarebbe diventato un posto attraversato da chi non va da nessuna parte.
(George Simenon, Il Mediterraneo in bara, Adelphi, 2019)

Eva Garau (Precaria di Aristan)

Non poteva immaginare che un giorno anche il Mediterraneo sarebbe diventato un posto attraversato da chi non va da nessuna parte (da QUANDO IL MEDITERRANEO ERA INNOCENTE – Editoriale di Eva Garau)

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