QUASI COME A CUBA


Editoriale del 21 dicembre 2018

Partimmo da un paese che conoscono tutti ormai, insieme a Olmiti Su Giuale e Giuanne Crabolu e altri combattenti, nella tipica divisa cun pantalones a ispolta e bottas de colore ‘e su ludu (scarpe del colore del fango). Arrivammo a Cagliari accolti da una piccola folla, che diventò in breve tempo una folla, grande o grandissima, a seconda di come e da chi fu contata. Prendemmo il potere con le armi, le nostre. Il primo provvedimento fu che le basi militari furono liberate e i funzionari o soldati furono accompagnati nei vari porti e rispediti a casa loro. Ci fu una protesta internazionale e anche locale. Alitalia se ne andò e la Tirrenia non assunse più personale sardo, con validità retroattiva. Io venni definito dittatore ancora prima di averlo meritato. Contro di noi si preparò un’invasione dell’esercito alleato. Ci salvarono i corsi, nostri cugini d’oltralpe, che minacciarono rappresaglie, quelle loro, e la Francia fu la prima a rinunciare. Ci fu decretato l’embargo. Addio Mc Donald e Coca Cola. Per fortuna potevamo ancora ricevere SKY. Molti politici e amici loro nostrani si mostrarono delusi. Addio stipendi e vantaggi. Cominciarono a darsi da fare, come mai prima. Gli feci sequestrare i telefonini, e controllare la posta, per evitare trame. Ero circondato, e non è una bella sensazione. Dal mare, dal cielo e da tutti, e anche in patria c’era chi tramava. Cercai di controllarli per evitare pericoli. I Savoia ci avevano già fregati una volta. Trovai gente esperta che quel compito aveva assolto anche prima, arrivando a controllare e anche incarcerare. Solo che adesso la chiamavano dittatura, prima non la chiamavano proprio. La reazione in Europa fu duplice. C’era chi ci definiva pastori e c’era anche, in gran parte giovani, si metteva le  T- Shirt col viso di Olmiti su Giuale, che non era un pastore, era solo figlio di pastori, ma aveva studiato ed era diventato medico, come succede anche da noi. Come è andata a finire? Il problema o la curiosità non è quella. Mi chiedo come sia potuta iniziare.

 

Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

Gli feci sequestrare i telefonini, e controllare la posta, per evitare trame. Ero circondato, e non è una bella sensazione. Dal mare, dal cielo e da tutti, e anche in patria c’era chi tramava. Cercai di controllarli per evitare pericoli (da QUASI COME A CUBA – editoriale di Nino Nonnis)

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