QUESTIONE DI VITA MORTE E MIRACOLI


Editoriale del 11 aprile 2016

Dovreste vederlo il bazar quando spariglia, gli uomini rotolano come foglie al vento, piano, secondo i misteri delle strade. È sera e sarebbe rilevante conoscere chi in quel momento ragioni sul tepore dell’asfalto e chi sul suo profumo, forse qual bambino laggiù sciolto nella folla che vende lenticchie a mollo e gomma americana, senza sapere, senza sapere ha solo un po’ di sudore sul collo ma basterà in futuro per l’evocazione dell’estate. Compro un tagliaunghie e poi un fodero per il passaporto e visto che la voce del muezzim è registrata tanto vale che il minareto si esprima su The great gig in the sky, penso. Guardo con dolcezza tutti gli dei trascorsi e futuri mentre azzanno un panino con rognoni e pomodoro e mi dispiace, davvero, quanti secoli sprecati. Ricordate la battuta di Wells sull’orologio a cucù e Michelangelo? Vabbè, fa nulla, una bufala pure quella. Certo, uno si mette a sedere sui gradini a fumare, aggiungendosi al fastello di mocassini in offerta speciale e rimuginando sulla morte nel tempo dei social network, ste moltitudini sbalordite dall’assenza del fine, il telos divorato dalla tecnica e il vuoto. Non vuoi farlo per decenza ma va sempre a finire che gli estremi del pendolo sono disgusto e pietà. Il mezzo non c’è, il mezzo siete voi ed è questo il trucco, non ci sarebbe mai nulla da dire: la mistica. Comunque, io sono un cacciatore-raccoglitore, questo esigo sul passaporto, vago come il tuono e nato prima che l’agricoltura arrivasse a prendersi la storia ed esiliare gli uomini liberi. Però che belle queste foglie al vento e la luce d’oro, e la tenebra che viene, e tutto il resto.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Ricordate la battuta di Wells sull’orologio a cucù e Michelangelo?
(da QUESTIONE DI VITA MORTE E MIRACOLI editoriale di Luca Foschi)
da Il terzo uomo (1949) diretto da Carol Reed con Orson Welles

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