RACCOMANDAZIONE BANALE: LEGGETE!


Editoriale del 13 agosto 2021

Da piccolo andavo all’inizio di via Garibaldi, a Cagliari, e compravo a metà prezzo un Salgari qualsiasi, lo finivo in tre giorni e me ne compravo un altro, ringraziando la prolificità dello scrittore. Li mettevo ben allineati in camera mia, li guardavo con lo stesso orgoglio di un fazendero che rimira i suoi ettari di terreni sconfinati. Da un’altra parte stavano Akim, Capitan Miki e il Grande Blek. Col primo stipendio ho cominciato acquisti a rate per due anni con la Einaudi, qualche libro devo ancora leggerlo, a distanza di 40 anni. La presentazione del libro appena comparso in libreria è un semplice atto organizzativo, concesso a tutti, che però comporta delle incombenze particolari e molte volte può essere faticoso anche fare due telefonate per invitare gli amici. Per chiamare quattro vecchi compagni di scuola impiego tutta una mattinata perché con ognuno non puoi limitarti a un saluto, ma devi fare rapporto di quello che è successo agli altri.
Bisogna mandare i comunicati ai giornali, sperando che non venga sbagliato il giorno o l’ora. È pericoloso fare la presentazione di lunedì, o alle 17.00, giorno e orario anomalo, per cui i redattori te lo correggono “Questo qui dice che ha la presentazione alle 17.00” – “Dev’essere un errore, metti le 19.00, se è più tardi aspettano”. Qualche volta sbagliano il nome dell’autore, meno spesso il cognome. Per fortuna adesso c’è FB dove puoi sbagliare in proprio.
Si schierano in campo l’autore (c’è la dicitura: sarà presente l’autore, come se fosse uno che ha trovato un ritaglio di tempo tra un ritiro di un premio e un altro), il direttore della collana, l’editore siede tra il pubblico, uno o due critici, di professione, oppure imprestati, oppure occasionali. Se sono due o tre ci sarà anche un coordinatore. Per finire uno o due lettori di brani, di solito attori, più spesso dicitori, qualche volta dizionatori attenti più che alla comunicazione, al buon esito delle o aperte. In alcuni casi di libri d’atmosfera ci sarà un chitarrista, che ormai è sempre lo stesso, tutti gli altri sono impegnati nelle Band. Il problema è che, se il libro è appena uscito, nessuno l’ha letto, e se è un’opera prima, nessuno conosce neanche lo stile dello scrittore. Per cui si sta ad ascoltare dei discorsi generici e di maniera intorno a qualcosa che non si conosce. Qualche volta prende la parola l’autore e approfitta dell’uditorio per dire “In questo libro ho inteso…; mi sono ripromesso…; la mia tematica si evolve…”. Mi sono capitate presentazioni dove ho condiviso la paura che il critico fosse stato male informato e stesse parlando d’altro. In una ho capito che così non era solo quando ha citato il titolo del libro. I brani che vengono letti sono sempre avulsi, mentre dovrebbero essere contestualizzati “verrà letto adesso il pezzo dove c’è la lamentela della suocera perché il personaggio principale si è fatto l’abbonamento a Play boy”. Altrimenti non si capisce il perché di tutto quel livore. La cifra tecnica di queste serate è la noia, eppure il pubblico va, ascolta in silenzio, e alla fine c’è anche qualcuno che fa una domanda. Meglio sarebbe parlare dell’autore, dei suoi libri, degli amici che frequenta, del suo pensiero letterario, delle sue predilezioni. Se è stato male della sua degenza, se si è sposato di quanti invitati c’erano.

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

“Da un’altra parte stavano Akim, Capitan Miki e il Grande Blek.”
Da RACCOMANDAZIONE BANALE: LEGGETE! – Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

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