PER UN RAGU’ BARBARICO


Editoriale del 4 dicembre 2017

Sono il signore di un ragù eretico, ed è lunare la distesa d’olio quando rovescio d’imperio la breve moltitudine della cipolla e il sangue profondo dell’aglio. Contemplo i colori che mutano come il tramonto in una città nuova o la carne nei seni dopo la generosità del piacere. Bevo vino forte per restituire gloria alla ripetizione dei giorni. Così precipitano il macinato scarlatto e la sua semenza di grasso. Ah! Come la stagione del dubbio diventerà di cenere rosata, per dissolversi poi nel bitume del cannonau e risorgere fra i brandelli di pomodoro, come gli umani si muovono nella vitalità barbarica dopo l’estetica inerte della pienezza. Per questo le notizie che arrivano dallo schermo passano nella padella assieme a zucchero e sale, e si fanno tediose ed eterne sotto il mio sguardo di bambino funesto perché sto giocando, sto giocando, è un nascondino con la morte e sono amico dell’ombra, sto vincendo. Il fuoco lento ribolle e l’unguento decresce, si addensa, sussume. Sarà tempo poi per l’eleganza delle linguine di sacrificare la solitudine e maturare di schianto nel gorgo. Il parmigiano è un sogno antico che si manifesta con biancore di miracolo: siamo un coro soltanto, è l’estasi universale, uno sgorbio rivoluzionario, una copia miserabile dell’amore con cui le madri salvano il mondo.
Luca Foschi

siamo un coro soltanto, è l’estasi universale, uno sgorbio rivoluzionario, una copia miserabile dell’amore con cui le madri salvano il mondo (da PER UN RAGU’ BARBARICO, editoriale di Luca Foschi)

Rossella Faa canta Malloreddus cun bagna alla trasmissione TV Sardegna Canta

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