RESPIRA E PENSA ALLA SIBERIA


Editoriale del 2 agosto 2020

 

A ricordarci la prepotenza del corpo e il suo dominio su pensiero e volontà torna, ogni anno, la settimana dell’anticiclone. Strati di sabbia desertica a depositarsi come monito sulle automobili roventi e sui panni stesi ormai incartapecoriti, allerta meteo e straordinarietà (ciclica) dell’evento, perché se non è apocalisse il trascinarsi apatici e sgualciti per la città deserta non può assumere il tono eroico della sopravvivenza. Nella gerarchia dei desideri svettano le bibite ghiacciate, tornano con prepotenza i ghiaccioli dell’infanzia, lampeggiano come insegne luminose le immagini del mare. Solo che al mare bisogna pure arrivarci, percorrendo le strade che tagliano il Sahara urbano dentro scatolette arroventate dal sole. E il mare ribolle, la sabbia infuocata è impietosa. E il sale brucia sulla pelle, e ogni volta che infiamma e corrode mi vengono in mente i corpi gonfi dopo i viaggi disperati. Non resta che leggere, e ogni agosto ricordarsi perché è sempre così facile credere a Camus, quando racconta dalle pagine immobili un gesto assassino determinato dalla calura. Anche nella scelta del rifugio estivo nella lettura, la temperatura spadroneggia. Via le ultime pagine sulle estati torride in Spagna di Manuel Vilas (In tutto c’è stata bellezza, Guanda) e l’ossessione del padre del protagonista per l’ombra (viaggi che ruotano intorno alla possibilità di parcheggiare la Seat al riparo dei pini). Avanti i russi, veri o d’elezione, dai classici ai contemporanei, che promettono l’esotismo della Siberia, i treni a scavare nella neve e i volti spigolosi di quando l’Europa sconfina a est. In disordine: Imperium, di Ryaszard Kapuscincki (Feltrinelli), La frontiera, di Erika Fatland (Marsilio), Limonov, di Emmanuel Carrere (Adelphi), Le notti bianche (almeno un Dostoevskij, Feltrinelli), TransEuropa Express, di Paolo Rumiz (Feltrinelli), Una storia russa, di Ludmilla Utilitskaya (Bompiani), Tutto scorre, di Vasilij Grossman (Adelphi), In Siberia, di Colin Thubron (TEA), per iniziare. Passando per ogni rigo di (e su) Anna Politkovskaja (inclusa la graphic novel di Igort, Quaderni russi, Mondadori) e per I racconti di Kolima, di Varlam Salamov (Einaudi). Per svagarsi: L’arte della cucina sovietica. Una storia di cibo e nostalgia, di Anya von Bremzen (Einaudi). Sul comodino, rigorosamente in cima, Febbre bianca, il reportage irriverente di Jacek Hugo-Bader sulla Russia moderna (Keller). La lista è lunga, da sopravvivere ben oltre l’autunno. E si mette male ci resta sempre Iperborea: tutto il catalogo scandinavo da affiancare ai russi (tra tutti Storia di Asta, di Jon Kalman Stefansson). Altro che ventilatore.

 

Eva Garau (Precaria di Aristan)

 

Altro che ventilatore (da RESPIRA E PENSA ALLA SIBERIA – Editoriale di Eva Garau)

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